DICE MONTALBANO. Il megalitismo fu la prima civiltà europea?
Malta e Gozo conservano templi datati 7500 anni fa, ma a pochi km dalla costa di Sliema si trova un santuario megalitico a 8 m sotto il mare. Lo stesso vale per Linosa e Pantelleria: qui un monolite di 12 m, oggi a 40 m di profondità, risale ad almeno 9500 anni fa.
Sorprendentemente, molte aree ricche di testimonianze non compaiono quasi mai nelle carte divulgative: Norvegia, Carelia, penisola di Kola, Romania, Bulgaria, Caucaso, Europa centrale (Germania, Svizzera).
In Italia, il megalitismo è presente dalla Calabria alla Liguria, con vertici in Puglia, Sicilia, Corsica e soprattutto Sardegna, dove la civiltà prenuragica e nuragica si affianca a quella talaiotica delle Baleari. Le taulas di Minorca, del resto, ricordano da vicino i pilastri di Göbekli Tepe. Le mura ciclopiche di Orbetello e Alatri, costruite con la cosiddetta “terza maniera poligonale”, pongono un altro problema: parte delle mura oggi è sommersa, segno che la costruzione risale almeno a 7500 anni fa.
Che il culto megalitico abbia un’unica origine o sia frutto di una tradizione globale, lo dimostrano numerosi indizi. Nel Botswana, 70000 anni fa, una popolazione scolpì un grande serpente di roccia in un contesto rituale sciamanico. Le pitture rupestri europee, con le loro raffigurazioni astronomiche (come a Lascaux), mostrano analogie sorprendenti.
Forse le prime forme erano semplici: pietre naturali incise, massi grezzi, tronchi eretti come a Woodhenge e Seahenge. Con l’evoluzione degli strumenti, i monumenti divennero più complessi: levigati al millimetro con scalpelli di bronzo, segati con tecniche più raffinate, fino alle straordinarie mura poligonali di epoca preistorica.
Se davvero le mura di Orbetello risalgono al VI millennio a.C., occorre retrodatare la metallurgia europea. Ma non è detto che l’evoluzione sia stata lineare: a volte i manufatti più raffinati non precedono quelli grezzi, ma convivono con essi, oppure derivano da picchi tecnologici poi persi e recuperati.
Alcuni studiosi ipotizzano che parte delle pietre squadrate non siano naturali, ma artificiali, ottenute da malte cementizie versate in stampi. Ipotesi suggestiva, che permetterebbe di retrodatare molte strutture, ma ancora priva di prove decisive.
Quanto ai viaggi, la questione è altrettanto spinosa. Le deformazioni craniche artificiali compaiono quasi simultaneamente nel IV millennio a.C. in luoghi lontanissimi: Byblos, Tiahuanaco, l’Egitto predinastico, la Georgia caucasica.
Una convergenza casuale appare poco credibile: più probabile una rete di contatti a lungo raggio, forse marittimi. Resta dunque una domanda di fondo: esiste un punto d’origine del megalitismo? La Francia e le isole britanniche hanno la più alta concentrazione di monumenti, ma non per questo ne furono il centro generatore, così come Roma non è la culla del cristianesimo solo perché ospita più chiese di ogni altra città.
Göbekli Tepe, con i suoi pilastri monumentali, resta il riferimento cronologico più antico, ma non l’unico. Da Gunung Padang in Indonesia, con tracce di lavorazioni tra 13000 e 23000 anni fa, alle strutture sommerse di Yonaguni, Taiwan e Lago Michigan, ogni continente conserva memorie di pietre ciclopiche.
Forse il megalitismo non è la “prima civiltà europea”, ma piuttosto l’eredità di un’antichissima tradizione globale, nata nel Paleolitico e sopravvissuta al passaggio di glaciazioni e migrazioni. Un filo rosso che collega la Dea Madre alle stelle di Lascaux, i templi di Malta ai Moai dell’isola di Pasqua, le mura ciclopiche italiane ai blocchi di Cuzco. Un linguaggio di pietra, universale e arcaico, che ancora oggi ci sfida a decifrarne il vero significato.