
Quando si parla di antichità, l’attenzione è spesso rivolta alla vita sulla terraferma: marce, esodi, battaglie a cavallo, campagne agricole e città fortificate. Tuttavia, si parla molto meno della vita sul mare e degli spostamenti marittimi, che furono invece determinanti nello sviluppo delle civiltà del Mediterraneo. Proviamo dunque a immaginare come si praticasse la navigazione ai tempi più antichi, prima dell’egemonia di Fenici, Greci, Etruschi, Cartaginesi e Romani: popoli che fecero del mare una via di comunicazione, commercio, esplorazione e conquista.
La navigazione antica dipendeva fortemente dalle condizioni meteorologiche, in particolare dai venti. Quando erano favorevoli, la traversata poteva iniziare. In caso contrario, bisognava attendere, spesso per giorni, in rada o su qualche spiaggia protetta. Le navi antiche non potevano trasportare grandi riserve di acqua dolce, quindi la navigazione avveniva prevalentemente sotto costa, dove era sempre possibile rifornirsi e cercare riparo. Questo tipo di cabotaggio costiero permetteva anche una navigazione più sicura, con punti di riferimento visivi e porti noti.
La vita dei marinai era spartana. I pasti quotidiani consistevano in formaggio ovino, carne salata o essiccata e vino (spesso di tipo cretese, da diluire con acqua). Il pesce pescato veniva consumato solo a terra, poiché cucinare a bordo era pericoloso: il rischio di incendi, considerata la struttura interamente in legno delle imbarcazioni, era altissimo.


