
La risposta è senz’altro positiva, suggerita dal fatto che tutti gli scrittori antichi iniziano con la conoscenza del mondo reale e costruiscono le loro fantasie letterarie su dati che conoscono. Platone non è un’eccezione, e l’antica civiltà minoica di Creta potrebbe essere un modello verosimile, con le sue spettacolari architetture costruite a Cnosso quasi 4000 anni fa. Vasto circa due ettari, il tempio conteneva centinaia di stanze, cortile incorniciato da colonne, un bagno cerimoniale e grandi scalinate. Alcune parti del tempio avevano quattro piani, e le pareti dei saloni erano abbellite da affreschi artistici con delfini e tori. Nelle raffigurazioni i minoici sono aggraziati e atletici, e i contemporanei di Platone conoscevano bene questa evoluta cultura più antica. Un elemento che potrebbe collegare Atlantide e la civiltà minoica è la catastrofe che colpì l’isola di Creta nel 1600 a.C. A quel tempo ci fu un’eruzione vulcanica esplosiva sull’isola Santorini/Thera, 120 km a nord di Creta. L’eruzione, accompagnata dai flussi piroclastici e da gravi terremoti, danneggiò molti insediamenti a Creta. Onde alte circa 30 metri cancellarono i porti minoici sulla costa settentrionale dell’isola, e lo spesso deposito di ceneri vulcaniche che ricoprì i ricchi territori agricoli di Creta diede il colpo di grazia all’economia agricola minoica.
Tuttavia, è significativo che il tema più importante nella storia di Platone, la sconfitta di una forte potenza militare da parte di Atene, sia rimasto senza risposta perché la civiltà cretese minoica non subì una sconfitta militare per mano di Atene, si tratterebbe di un aspetto totalmente inventato. È però possibile che alcuni elementi dell’eruzione di Thera e del suo impatto sulla civiltà minoica abbiano contribuito al racconto di Platone. I dialoghi Timeo e Crizia non sono resoconti storici di eventi accaduti in luoghi reali e neanche un insieme di brandelli storici autentici. Fanno parte di una fantasia creata dal filosofo, seppure legati a fatti reali. Un altro avvenimento reale era la conoscenza della sconfitta storica degli invasori persiani da parte di Atene all’inizio del V secolo a.C. Una considerazione importante è che Platone non stava scrivendo di storia, ma di filosofia. Per lui era fondamentale la lezione che la storia insegnava, ossia la capacità di una società giusta e ben governata di vincere anche in una situazione di svantaggio.
Dopo la morte di Platone, il continente scomparso di Atlantide non viene menzionato per oltre trecento anni, fino a quando il geografo greco Strabone, nato nel 63 a.C., non riflette sulle opinioni dei seguaci di Platone riguardo al suo racconto. Aristotele, il discepolo più celebre di Platone, affermò: “Colui che l’ha inventata l’ha anche distrutta”.
È interessante considerare le cronologie: Atlantide sarebbe stata sconfitta da Atene circa 11.000 anni fa. Ma cosa ci dice l’archeologia su quel periodo? Esistono prove di civiltà così antiche nell’Oceano Atlantico o altrove? In realtà, in quel tempo non esisteva alcuno Stato ateniese. Le ricerche archeologiche di quell’epoca si basano su resti materiali, e non ci sono tracce di culture avanzate; si trattava di gruppi di cacciatori-raccoglitori che si nutrivano di bestiame selvatico, molluschi, lumache, piccoli pesci e piante selvatiche. Erano uomini dell’Età della pietra, e solo a partire dal 6000 a.C. troviamo testimonianze di piante e animali domesticati.
Alcuni studiosi hanno ipotizzato che Atlantide potesse trovarsi nelle Bahamas, dove antiche strade e mura subacquee catturano l’immaginazione. Tuttavia, un’analisi più approfondita da parte di geologi e archeologi subacquei ha rivelato che queste strutture erano in realtà formazioni naturali, giunture di un fondo calcareo roccioso che si forma rapidamente sott’acqua. Questo tipo di roccia è soggetto a erosione a causa delle maree, che creano rotture e giunture a intervalli regolari e con angoli retti.
Non ci sono prove di un grande continente sommerso nell’Oceano Atlantico; la nostra comprensione dei processi geologici delle masse tettoniche esclude questa possibilità. La crosta terrestre non è un guscio solido, ma è composta da masse rocciose geologicamente separate che si muovono, causando anche lo spostamento dei continenti. Una catena montuosa si è formata nel corso di milioni di anni all’intersezione delle due croste rocciose al centro dell’Atlantico. Questa formazione sta lentamente emergendo, ma non ci sono evidenze di masse rocciose che vengano risucchiate sotto l’oceano.
La geologia dimostra che nella zona in cui Platone colloca Atlantide non poteva esistere un’estesa massa di terra in superficie, poi inabissatasi. L’archeologia e la geologia moderne forniscono un verdetto chiaro: nei luoghi e nei tempi descritti da Platone non è mai esistita, né geograficamente né culturalmente, quella grande civiltà chiamata Atlantide. I fatti riportati dal filosofo si riferiscono a elementi di civiltà a lui noti, sapientemente mescolati per descrivere uno Stato ideale.
Il dibattito potrebbe arricchirsi se considerassimo i tempi in termini di 9600 cicli lunari anziché anni; in tal caso, potremmo collegare il mito alle note vicende dei Popoli del Mare, che si riversarono nel Vicino Oriente causando la fine dell’età del Bronzo, ma senza prove archeologiche e geologiche dobbiamo concludere che Atlantide è frutto della fantasia di Platone.


