
Così è stato deciso dal comitato Unesco riunito a Parigi che ha riconosciuto l’eccezionale valore universale delle tombe sarde scavate nella roccia dal Neolitico Medio, oltre 6000 anni fa.
Le pratiche funerarie e le credenze religiose delle comunità sarde dell’epoca sono testimoniate da questi articolati sepolcri, spesso decorati con pitture e sculture simboliche incise o in rilievo.
Le domus de janas rappresentano la più estesa manifestazione di architettura funeraria ipogea del Mediterraneo centrale e occidentale.
Il loro utilizzo continua fino alla civiltà nuragica, quando vengono progressivamente sostituite dalle tombe di giganti, queste ultime costruite anziché scavate.


