
Il dibattito sulla funzione dei nuraghi non può prescindere dalla presenza di piccole finestrelle di varie forme, distribuite nelle torri nuragiche. Per rendere la questione un po’ più leggera, immagino spesso le nobildonne nuragiche, mogli dei proprietari delle torri, che decidono di inserire queste finestrelle, magari per un motivo un po’ più divertente. Potremmo pensare che le finestre delle torri laterali servissero a tenere d’occhio gli uomini di corte, così da evitare che le belle ragazze del villaggio, alcune delle quali si aggiravano senza veli nel vicino villaggio, attirassero troppo l’attenzione dei nobili, che magari si distraevano davanti a tanta grazia e dimenticavano il loro status. Insomma, un modo per controllare che nessuno si lasciasse troppo conquistare e decidesse di sposare qualcuno di “inferiore”.
Tornando alla realtà archeologica e al vero scopo di queste finestrelle, le due principali tipologie si trovano sull’architrave dell’ingresso (detta di scarico) e intorno ad alcune torri laterali. La prima avrebbe avuto il compito di alleggerire il peso della muratura sovrastante, distribuendo lo sforzo alle estremità dell’architrave invece che al centro. Tuttavia, considerando lo spessore consistente degli architravi, questa funzione sembra più teorica che reale, perché non apporta un grande beneficio strutturale.
Nelle costruzioni ciclopiche con pietre non lavorate, i carichi non si distribuiscono uniformemente, ma si trasmettono nei punti di contatto tra le pietre, rendendo difficile prevedere con precisione il carico effettivo sull’architrave. In molti nuraghi si notano architravi rotti ma ancora in sede, e la spiegazione più plausibile è che queste aperture servissero a far passare luce e aria, e sono posizionate proprio nei punti in cui il sole produce effetti più duraturi, orientate come si farebbe oggi con i pannelli fotovoltaici per massimizzare l’esposizione solare.
Altre finestrelle si trovano talvolta anche nelle camere interne, specialmente sopra le nicchie laterali, forse usate per alloggiare travi di legno che sostenevano soppalchi. In alcuni nuraghi si trovano anche esempi di avanzate tecniche di statica, considerate un’anticipazione dell’arco: come nel caso del nuraghe Longu a Chiaramonti, dove l’architrave è sostituito da due grandi massi che lavorano in opposizione, o nel nuraghe Voes di Nule, dove l’architrave è sorretto da appoggi a mensola.
Per quanto riguarda le finestre inserite nello spessore del muro di alcune torri, alcuni archeologi hanno ipotizzato, in modo un po’ fantasioso, che avessero una funzione difensiva, come per individuare il nemico o colpirlo con frecce attraverso le aperture. Personalmente, credo che questa interpretazione sia un po’ troppo forzata e, per evitare di sembrare troppo burlone, preferisco non approfondire troppo questa teoria.
Non serve immaginazione né conoscenza militare per capire quanto questa idea sia poco credibile. È infatti anacronistico e anche un po’ umoristico usare termini moderni come: proiettili di grosso calibro, missili incendiari, munizioni, batterie d’assedio, batterie di fortini, tecnica della batteria, bocche d’arco, bocche di lancio, bocche da tiro, cortine frontali, tiro incrociato delle ferite, piazzola di tiro, centrale di comando delle operazioni di tiro, centrale di tiro e di comando.
Gli archeologi che si sono concentrati sull’aspetto militare attribuiscono ai nuraghi due funzioni principali: da un lato, li vedono come rifugi sicuri per i difensori che vi si sarebbero nascosti, e dall’altro come trappole per gli assalitori, che avrebbero potuto essere facilmente colpiti nella penombra dei passaggi, grazie alla presenza di guardie nascoste nei vari vani. Un famoso studioso ha descritto così questa ipotesi: «Il nemico veniva attirato nella profondità di questi lunghi corridoi, volutamente mantenuti in uno stato di semioscurità. Una volta entrato nel tranello di quegli stretti passaggi, veniva assalito dai gruppi di armati nascosti nelle garette dell’andito. L’assalitore, incauto, veniva attaccato di fianco e di spalle, e abbattuto con colpi di pugnale in una stretta lotta. Se, poi, il pericolo non veniva eliminato con le guardie nel corridoio inferiore, arrivavano in soccorso i soldati posizionati sul terrazzo, che eliminavano l’ultima resistenza con una strage.
Tuttavia, dal punto di vista dei difensori, è difficile pensare che si sarebbero rifugiati dentro un edificio così esposto ai nemici, dove la trappola avrebbe rischiato di colpire loro e non gli assalitori. E, anche considerando gli assalitori, è improbabile che si sarebbero avventurati nei cunicoli bui: anche se uno di loro avesse commesso questa imprudenza, sicuramente gli altri non avrebbero seguito l’esempio. Anzi, in un contesto di guerra costante tra tribù, ognuna conosceva bene le armi e le strategie dell’avversario, e non si sarebbe mai fidata di entrare in quei passaggi stretti e oscuri. Gli assalitori avrebbero preferito incendiare l’ingresso del nuraghe, costringendo i difensori a arrendersi o a essere soffocati e bruciati come topi in trappola. È interessante notare che, pur appartenendo sia i difensori sia gli assalitori alla stessa etnia nuragica, gli archeologi militari tendono a dipingere i difensori come molto intelligenti, mentre gli assalitori vengono descritti come dei cretini. Questa panoramica dimostra chiaramente che le feritoie non avevano una reale funzione militare efficace. L’unica spiegazione sensata è che queste aperture servissero principalmente a far circolare aria nelle stanze e a favorire il ricambio d’aria. Inoltre, alcune di queste finestrelle erano orientate in modo da individuare i movimenti degli astri, aiutando a determinare il ritmo delle stagioni e delle ore, come se fossero strumenti di orientamento e osservazione astronomica.


