
Dopo la battaglia di Lepanto del 1571, e la conquista di La Goleta, il Mediterraneo rimase teatro di continue azioni di pirateria tra la Corona di Spagna e l’Impero Ottomano. Le coste vivevano in una condizione di costante insicurezza, e per far fronte a questa minaccia la Spagna decise di rafforzare le difese marittime dei propri domini mediterranei, ossia Napoli, Sicilia, Sardegna, Maiorca, Valencia, Murcia, Granada e Catalogna, finanziate direttamente dai singoli regni.
In Sardegna, la costruzione delle torri costiere ebbe inizio attorno al 1570, con l’obiettivo di difendere l’isola dalle sempre più frequenti scorrerie dei corsari barbareschi. Le razzie devastavano le campagne, provocavano distruzioni e, soprattutto, la perdita di vite umane.
Il sistema difensivo fu organizzato e gestito dalla Reale Amministrazione delle Torri, istituita da Filippo II nel 1581. Questo organismo, rimasto in funzione anche sotto i Savoia fino al 1842, aveva il compito di:
. progettare e costruire nuove torri;
. mantenere e restaurare quelle già esistenti;
. arruolare e pagare i soldati di guarnigione;
. provvedere alle forniture di armi, munizioni e viveri;
. garantire la sorveglianza anche dei tratti di costa privi di torri, con pattuglie mobili.
La Reale Amministrazione gestiva inoltre la riscossione delle tasse necessarie a finanziare il sistema e vigilava su aspetti non solo militari, ma anche fiscali e sanitari, garantendo una presenza capillare nelle zone più isolate dell’isola.
Le torri costiere non erano fortificazioni isolate, ma parte di un vero e proprio sistema di avvistamento e comunicazione, concepito per integrarsi con la flotta di galere, più efficace sul piano offensivo ma anche molto più costosa.
Ciascuna torre era collocata in un punto strategico, in modo da avere visibilità diretta con quella precedente e con quella successiva. In caso di pericolo, il segnale d’allarme veniva trasmesso lungo tutta la costa: di giorno con colonne di fumo, di notte con fuochi e colpi di mortaretto. Questi segnali richiamavano le milizie a cavallo e gli abitanti dei villaggi vicini, pronti a intervenire per respingere o scoraggiare gli assalti nemici.
Le torri erano dotate di più aperture: una rivolta verso il mare, per scrutare l’orizzonte, e l’altra verso l’interno, così da mantenere i collegamenti con i centri abitati e le altre strutture difensive.
In base alla funzione e alla posizione, le torri costiere della Sardegna si distinguevano in tre categorie principali:
. Torri de Armas o Gagliarde: le più grandi e fortemente armate, presidiate da un alcalde (capitano) e una guarnigione numerosa. Erano equipaggiate con quattro cannoni di grosso calibro, due spingarde e cinque fucili: veri baluardi di difesa pesante.
. Torri Senzillas o Semplici: di dimensioni medie, erano presidiate da un alcalde e quattro soldati. L’armamento standard comprendeva due cannoni di medio calibro, due spingarde e cinque fucili, garantendo una difesa leggera ma comunque efficace.
. Torrezillas: le più piccole e modeste, presidiate soltanto da due uomini. Avevano soprattutto funzione di avvistamento. L’ingresso, situato in alto, era accessibile solo con una scala che veniva poi ritirata all’interno, aumentando la sicurezza contro eventuali assalitori.