
I menhir, o perdas fittas, come vengono chiamati in Sardegna, sono tra le più enigmatiche testimonianze della preistoria. Misteriosi, imponenti, silenziosi: sono legati a un mondo sacro che ancora oggi è difficile comprendere. Nonostante se ne siano censiti quasi 800 solo in Sardegna, e oltre 120 nel sud della Corsica, il loro significato rimane avvolto nell’ombra, soprattutto perché ci mancano le chiavi per leggere il linguaggio simbolico con cui furono scolpiti o posizionati.
Ogni menhir fa storia a sé, e proprio per questo un’indagine seria deve partire da un approccio scientifico, lasciando da parte le suggestioni fantasiose. Il primo passo consiste nell’accertare se l’uomo ha effettivamente lasciato tracce sulla pietra: tagli, lavorazioni, forme riconoscibili.
Oltre all’analisi della pietra in sé, è necessario osservare il contesto: si trovano nei pressi tombe, villaggi, nuraghi? Sono posizionati su colli, lungo antichi sentieri di transumanza o presso luoghi sacri legati al culto dei morti? Il paesaggio attorno aiuta a comprenderne la funzione originaria.


