
Una bicicletta, un paio di guanti e un sacco nero. Non è una performance artistica, ma la fotografia cruda di un atto civile. Enrico Casini, guida cicloturistica internazionale, si è fatto ritrarre mentre raccoglie a mano la spazzatura davanti alla biglietteria dì Coddu Veccju , uno dei siti archeologici più importanti della Sardegna, candidato a diventare Patrimonio UNESCO. “Sono io, in tenuta bici, che raccolgo il pattume antistante la biglietteria del sito,” scrive Casini sui social. “La foto non rende davvero l’idea.” La situazione in Gallura è fuori controllo. Le spiagge si salvano grazie ai volontari che ogni primavera ripuliscono gli arenili, ma l’interno del territorio – cunette, piazzole, aree archeologiche – è in abbandono. Casini racconta di aver parlato con l’addetto alla biglietteria: ogni mattina apre il sito e trova lo stesso degrado. Ogni giorno manda segnalazioni, senza esito.
Il caso non è isolato. I carabinieri del Noe hanno sequestrato cave tra Luogosanto e Santa Teresa Gallura, trasformate in discariche abusive: rifiuti tossici, amianto, carcasse d’auto. A Sant’Antonio, grazie a droni ed elicotteri, sono emerse nuove discariche su suolo pubblico. A Olbia, nonostante le aree sotto sequestro, l’abbandono continua: oltre 1.300 tonnellate di materiali pericolosi. A Cala Sassari, trovati eternit ed estintori arrugginiti tra le rocce.
Eppure i turisti continuano ad arrivare. E si ritrovano, come è accaduto anche ai commissari dell’Unesco, a fotografare prima i cassonetti strabordanti che i monumenti nuragici. “Mi sembrava sinceramente esasperato,” dice Casini parlando dell’addetto alla biglietteria, “così gli ho chiesto guanti e sacchi. Ho raccolto io.”
Ma non finisce qui. Casini ha annunciato l’organizzazione di un evento simbolico e provocatorio: il Tour dell’Alga/Aliga (gioco di parole con “aliga”, che in sardo significa rifiuto). Una sorta di “anti-tour” che mette al centro il degrado ambientale nascosto dietro le immagini patinate delle brochure turistiche. Un’iniziativa che punta a coinvolgere stampa, operatori del settore e cittadini, per rompere il silenzio istituzionale.
La proposta ha già acceso i riflettori sui social. In tanti, come Paolo Mulas, sostengono la necessità di misure drastiche: multe salate, sequestro dei veicoli, ripristino ambientale obbligatorio per i trasgressori. Ma Casini va oltre: propone una responsabilizzazione collettiva, che parta dai piccoli gesti – come raccogliere un sacchetto – e arrivi alle alte sfere, dove le decisioni concrete si prendono (o si evitano). “Siamo in mano a funzionari e dirigenti regionali che purtroppo vivono in una bolla,” scrive.
Quello che Casini mette a nudo non è solo un problema di rifiuti, ma una mentalità: quella di un Paese che chiede riconoscimenti internazionali senza curarsi del proprio decoro, e che lascia a volontari e cittadini il compito di fare ciò che dovrebbero garantire le istituzioni. Nel cuore della Gallura, tra nuraghi e sentieri millenari, cresce la voglia di un turismo nuovo, consapevole, responsabile. Ma non basta promuovere. Serve proteggere. Serve agire. E magari, come ha fatto Casini, serve anche fermarsi, chinarsi e iniziare a pulire.


