Fornisce armi per la sua distruzione e poi fa retromarcia: il presidente francese Macron riconoscerà la Palestina

Emmanuel Macron, primo ministro francese

Emmanuel Macron è la prima voce fuori dal coro dell’Occidente: a settembre, assieme ad altri 140 Paesi, la Francia voterà il riconoscimento dello Stato di Palestina all’assemblea nazionale delle Nazioni Unite. Dopo due anni ininterrotti di attacchi militari dell’esercito israeliano nei confronti del popolo palestinese con le armi fornite da Stati Uniti e alleati Nato, Macron decide di fare un passo indietro nei confronti del proprio alleato israeliano Netanyahu.

Steven Witkoff (inviato americano) in Gallura

Quella di Macron è una decisione presa dopo l’ennesimo mancato accordo in Sardegna tra Steven Witkoff (mediatore statunitense per il conflitto in Medio Oriente) , il ministro israeliano Ron Dermer e il primo ministro del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani sul cessate il fuoco a Gaza.
La ricostruzione fatta dal ministro Witkoff è la seguente: “Hamas è egoista, (organizzazione politica e militare palestinese islamista ndr) ha chiesto la liberazione di 200 palestinesi condannati all’ergastolo per aver ucciso civili israeliani e altri 2.000 palestinesi arrestati a Gaza, in cambio del rilascio di 10 ostaggi vivi israeliani. L’organizzazione palestinese non sembra coordinarsi o agire in buona fede – ha proseguito Witkoff -valuteremo opzioni alternative per riportare a casa gli ostaggi e cercare di creare un ambiente più stabile per la popolazione di Gaza”, ha poi concluso il portavoce della Casa Bianca.

Starmer (Uk): "serve una chiamata d'emergenza"

Da Londra la presa di posizione è più timida rispetto a Parigi. Il primo ministro Starmer si dice preoccupato rispetto al mancato concordato in Sardegna sulla situazione a Gaza. “Assieme a Macron e Merz (primo ministro tedesco ndr) discuteremo su quali contromisure possono essere prese con urgenza per fermare i massacri e fornire alla popolazione palestinese il nutrimento di cui ha disperatamente bisogno”.
Rimane in silenzio la premier Giorgia Meloni, la quale non si è ancora espressa rispetto al mancato accordo in Sardegna.

Mentre gli alleati dell’Atlantico prendono tempo, fanno saltare mediazioni di pace e si ripuliscono le mani sporche di sangue con discorsi pacifisti, nella striscia di Gaza muoiono bambini e civili ogni giorno, intrappolati in una gabbia da cui non possono uscire, se non rinunciando alla loro stessa vita.

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