C’è qualcosa di irresistibile nel varcare una soglia solitamente chiusa. È la stessa attrazione che spinge a sbirciare oltre i cancelli arrugginiti o a cercare di intravedere l’interno di un palazzo storico attraverso le finestre socchiuse. Le Giornate FAI di Primavera giocano proprio su questa curiosità innata, offrendo per un solo fine settimana l’opportunità di accedere a luoghi che, per il resto dell’anno, restano inaccessibili.
Il 22 e 23 marzo, in occasione della 33ª edizione dell’evento, saranno aperti 750 siti in tutta Italia, tra cui undici in Sardegna, selezionati per la loro rilevanza storica, artistica e paesaggistica. L’iniziativa, che celebra il 50° anniversario del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), coinvolgerà palazzi nobiliari, monasteri, siti archeologici e opere di ingegneria, permettendo a cittadini e turisti di scoprire luoghi solitamente off-limits.
Ma oltre alla meraviglia della visita, c’è anche un aspetto concreto: le visite sono a contributo libero e i fondi raccolti saranno destinati alla salvaguardia del patrimonio culturale. Un’esperienza che unisce il piacere della scoperta alla consapevolezza di contribuire alla tutela della storia.
A Sassari, il pubblico potrà accedere a tre luoghi simbolo della città. Il Palazzo della Provincia, capolavoro neoclassico di fine Ottocento, apre le sue sale monumentali, solitamente riservate a occasioni ufficiali. La Villa Pozzo, un’elegante dimora liberty costruita tra il 1927 e il 1929, racconta l’ascesa e la caduta dell’imprenditore caseario Francesco Caria, che fece fortuna esportando pecorino sardo negli Stati Uniti. Chi preferisce l’archeologia industriale potrà visitare La Frumentaria, un edificio del XVI secolo che per secoli ha custodito il grano della città e che oggi si prepara a una nuova vita culturale.
Ad Alghero, l’ex Monastero di Santa Chiara ospita la Biblioteca del Mediterraneo, un luogo dove il tempo sembra sospeso tra antichi manoscritti, pergamene ingiallite e codici medievali, perfetti per chi si lascia affascinare dal mistero della scrittura a mano e dai margini minuziosamente decorati.
A Tempio Pausania, il pubblico potrà passeggiare tra le stanze affrescate di Palazzo Sanguineti, residenza di una potente famiglia genovese legata ai commerci marittimi.
A Golfo Aranci, l’itinerario tocca due luoghi che raccontano storie lontane nel tempo: la storica stazione ferroviaria ottocentesca, un tempo punto di passaggio per reali e alti ufficiali, e il suggestivo Pozzo Sacro di Milis, un sito nuragico affacciato sul mare che dimostra come gli antichi sardi prendessero l’idraulica quasi quanto la spiritualità.
A Busachi, sarà aperta la Diga Eleonora d’Arborea, una delle più grandi opere di ingegneria idraulica dell’isola, un’enorme struttura in calcestruzzo che regola le acque del Lago Omodeo. Maestosa e vagamente inquietante, come tutte le costruzioni pensate per trattenere milioni di metri cubi d’acqua, la diga sarà visitabile con guide specializzate.
Chi è affascinato dall’architettura militare potrà invece esplorare la Caserma Attilio Mereu a Cagliari, costruita nel 1932 per ospitare la Sezione rifornimenti dell’Esercito. Un luogo inaccessibile al pubblico fino a oggi, che permetterà di scoprire documenti, architetture e storie di un’epoca in cui la Sardegna aveva un ruolo strategico nella difesa del Mediterraneo.
Infine, ad Assemini, apriranno le porte le Saline Conti Vecchi, attive dal 1929 e oggi esempio di archeologia industriale perfettamente conservata. Qui il paesaggio si fa quasi surreale: vasche di sale che riflettono il cielo e fenicotteri rosa che si muovono con il loro tipico passo lento e indifferente, del tutto ignari dell’eccezionalità dell’evento che si sta svolgendo intorno a loro.

