
Con una lettera formale indirizzata al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il presidente del Cagliari Calcio, Tommaso Giulini, ha sollevato una questione di interesse nazionale riguardante le modalità di gestione delle trasferte dei tifosi da parte delle autorità pubbliche. Il caso scatenante è quello relativo alla gara Empoli-Cagliari dello scorso aprile, durante la quale un’ordinanza del Prefetto di Firenze aveva inizialmente vietato l’accesso ai residenti in Sardegna non in possesso di una fidelity card sottoscritta prima del 2 aprile.
La misura è stata sospesa in via cautelare dal TAR Toscana, a seguito di un ricorso ex art. 55 del Codice del processo amministrativo (D.lgs. 104/2010), presentato da alcuni sostenitori del Cagliari, che contestavano la carenza di motivazione e proporzionalità della misura prefettizia. Il Tribunale amministrativo ha ritenuto che la misura prefettizia non fosse supportata da elementi istruttori concreti né da una motivazione sufficiente a giustificare una limitazione così incisiva alla libertà di circolazione, ex art. 16 Cost.
L’ordinanza prefettizia, secondo quanto emerge dalla documentazione depositata, subordinava la trasferta a un criterio temporale legato alla sottoscrizione della fidelity card. Tale limitazione ha di fatto escluso molti tifosi sardi che, pur avendo aderito alla fidelity card in buona fede e nel rispetto delle regole generali, non rientravano nella finestra temporale indicata. Un criterio che – come rilevato dal TAR – non si fondava su elementi concreti di rischio né su una valutazione individualizzata, ma su una logica generalizzante, non ancorata a una valutazione individualizzata del rischio, e dunque suscettibile di generare effetti discriminatori indiretti ai danni dei residenti in Sardegna.
Nella sua lettera formale, Giulini non si limita a commentare il singolo episodio, ma denuncia un sistema normativo e procedurale che da anni colpisce in modo particolare i tifosi del Cagliari. “I sardi – scrive – non hanno la stessa facilità di spostamento degli altri tifosi: i collegamenti marittimi e aerei sono limitati, costosi e spesso soggetti a variazioni improvvise. Quando le decisioni di divieto arrivano a ridosso delle partite, ogni pianificazione logistica viene compromessa”.
Altro punto critico sottolineato dal presidente rossoblù riguarda l’utilizzo della Fidelity Card, uno strumento previsto dalla normativa sulla sicurezza degli eventi sportivi per promuovere un tifo responsabile. Secondo Giulini, il meccanismo sta subendo una deriva restrittiva, trasformandosi da incentivo alla fidelizzazione a criterio arbitrario di esclusione.“Bloccare l’accesso a chi ha appena aderito alla fidelity card contraddice la finalità stessa dello strumento, che dovrebbe essere inclusivo e promuovere la partecipazione consapevole”.
Nel suo intervento, Giulini propone la creazione di un canale di dialogo stabile tra club, istituzioni e organi di sicurezza, per concordare misure equilibrate e tempestive. “È necessario superare le decisioni unilaterali – afferma – e applicare il principio di leale collaborazione tra attori pubblici e privati. Le società di calcio, come attori sociali ed economici, devono essere ascoltate quando le misure incidono direttamente sulle loro comunità e sulle loro attività.”
La sospensione cautelare del divieto da parte del TAR Toscana rappresenta un precedente rilevante, pur non vincolante, che potrebbe ispirare future riflessioni normative. Il caso Empoli-Cagliari mette in luce la fragilità del sistema attuale nel giustificare limitazioni ai diritti fondamentali senza un adeguato bilanciamento tra esigenze di sicurezza e partecipazione pubblica.


