
Il colpo è già arrivato: i dazi americani stanno colpendo duro l’agroalimentare sardo. Formaggi, pasta, vino—eccellenze del territorio—vedono ridursi gli ordini e crescere le difficoltà. La frenata dell’esportazione non è una possibilità: è già realtà. E mentre molte imprese cercano di restare in piedi, la Banca di Arborea è pronta a fare la sua parte. «Le sosterremo, come abbiamo fatto durante il Covid – dichiara il presidente Luca Peterle –. Sono aziende che hanno sempre creato valore per il territorio: oggi tocca a noi accompagnarle fuori dalla tempesta. E questa volta possiamo contare anche sul PNRR, che offre strumenti veri per rimettersi in gioco, innovare e reagire».
Con nove filiali operative – ad Arborea, Santa Giusta, Terralba, Donigala, Cabras, Uras, Mogoro, Guspini e Sanluri – e un organico di 52 dipendenti, la Banca di Arborea è una realtà ben radicata nel territorio. Ma è anche qualcosa di più: un punto di riferimento, una presenza costante. «Qui non siamo numeri – spiega Peterle – i clienti ci conoscono per nome, sanno dove trovarci. La fiducia non si costruisce con le promesse, ma con la vicinanza, soprattutto nei momenti duri».
E questo è uno di quei momenti. Ma anche uno in cui si può cambiare passo. «Stiamo aiutando le imprese a leggere i bandi, a intercettare gli incentivi, a trovare le risorse per evolversi – racconta il presidente – c’è chi vuole investire nel fotovoltaico agricolo, chi punta sulle ZES o sul PSR. C’è fermento, ma servono strumenti giusti e supporto concreto».
Il sostegno però non si ferma al mondo produttivo. Ogni anno, la Banca di Arborea destina in media il 6,3 per cento degli utili a iniziative di solidarietà: ambulanze, centri per anziani, riqualificazioni urbane. E se qualcuno si chiede quanto possa resistere una banca locale in tempi così turbolenti, la risposta è nei numeri. «I nostri conti sono solidi – sottolinea Peterle – abbiamo un CET1 al 56 per cento, tra i più alti del sistema. E facciamo parte del gruppo Iccrea, la capogruppo nazionale delle BCC, pronta a intervenire se necessario. Questo ci dà forza e ci protegge, senza toglierci l’autonomia operativa sul territorio».


