
La nuova classificazione dei Comuni montani definita dalla nuova normativa basata sulla Legge 131/2025 (legge sulla montagna), con una revisione dei criteri promossa dal Ministro Roberto Calderoli, che mira a ridurre il numero di comuni riconosciuti come montani, con le conseguenze che ne derivano, penalizza numerosi Comuni sardi. A sollevare e spiegare il problema è il deputato e segretario regionale del PD Sardegna Silvio Lai.
“Con i nuovi criteri voluti dal ministro Calderoli – spiega Lai – decine di comuni della Sardegna perdono la classificazione di comune montano e quindi l’accesso a risorse fondamentali per servizi e sviluppo locale. È una scelta grave, sbagliata e profondamente miope.”
Il segretario PD prosegue: “In una regione che combatte ogni giorno contro spopolamento, invecchiamento della popolazione e carenza di servizi, togliere strumenti ai comuni delle aree interne significa indebolirli ulteriormente e aumentare il divario con le zone più forti. Oggi il PD ha incontrato alla Camera una delegazione di sindaci che stanno protestando contro questa decisione del Governo. La verità è che chi ha scritto queste norme o non conosce la realtà dei territori e non comprende cosa significhi amministrare un piccolo comune montano o pensava di favorire una parte del paese contro un’altra, le Alpi contro gli Appennini.”
“Questo è il Governo delle riforme con i fichi secchi – tuona il deputato -: annuncia attenzione ai territori, autonomia e rilancio delle aree interne, ma poi non mette risorse vere e pensa di poter ingannare cittadini e sindaci con operazioni burocratiche che scaricano i problemi sui comuni.”
“Il voto contrario della maggioranza alla mozione discussa oggi alla Camera del Partito Democratico – conclude Lai – conferma che la destra parla di territori ma poi, nei fatti, li lascia soli. Noi continueremo a sostenere i sindaci e le comunità locali chiedendo il ritiro di criteri ingiusti che stanno producendo nuovi tagli e nuovi squilibri.”
Elisabetta Caredda
