
Secondo Assoutenti gli italiani non partono perché gli alberghi costano troppo. In Sardegna la risposta è un’altra. «C’è stato un incremento dei prezzi, ma se corrisponde a un incremento della qualità non è un problema», dice l’assessore al Turismo Franco Cuccureddu.
Non un problema, anzi. La Regione premia chi alza l’asticella. «Se un albergo passa da due a tre stelle, o da tre a quattro, significa che può collocarsi in una fascia con maggiore marginalità. Può pagare meglio i dipendenti, offrire servizi di qualità, assumere personale specializzato. È un passaggio che rafforza tutto il sistema». Più caro sì, ma più solido.
Cuccureddu rifiuta paragoni casalinghi. «L’Italia per due terzi vive di turismo culturale, città d’arte. Da noi il 92,4% sceglie il mare. I nostri competitor non sono le altre regioni italiane, ma Seychelles, Maldive, Polinesia».
Qui i rincari mordono soprattutto gli italiani, già frenati da redditi bassi e dal costo del traghetto. Gli stranieri no. «Lo scorso anno gli italiani sono aumentati dell’8,8%, ma gli stranieri del 22%. Nel complesso abbiamo chiuso con un +15,4%, un record storico. Mai successo che la Sardegna avesse 19 milioni di presenze».
E il 2025? «Sino a giugno eravamo in linea con l’anno precedente, anzi con qualche segnale positivo. E con una percentuale di stranieri ancora più alta».
È anche questione di calendario. «L’80% degli italiani viene in Sardegna a luglio e agosto. Gli stranieri, invece, solo per metà nei due mesi centrali. Per il resto si spalmano lungo dieci mesi. Per noi è fondamentale: allungare la stagione significa dare prospettive al settore e ridurre la precarietà».
Il lavoro stagionale è la cartina al tornasole. «Se vai in un ristorante, trovi camerieri quasi tutti stranieri. I sardi non si formano più in questo settore, perché con due mesi di stagione non c’è futuro. Un ragazzino non si iscrive all’alberghiero se non gli diamo prospettive di crescita. La stabilità economica la crei solo se riesci ad allungare la stagione».
Poi ci sono i territori da far crescere. Zone con potenzialità enormi, ma inespresse. «L’Ogliastra ha una natura pazzesca, incontaminata, quaranta chilometri di costa senza una casa. Nell’Oristanese invece ci sono enormi margini di crescita, anche sul cicloturismo e sull’enogastronomia. La sagra della bottarga ha portato chef come Cracco e Ducasse: significa che c’è un prodotto su cui si può lavorare».
Resta un numero che racconta il ritardo. «L’occupazione media delle camere in Sardegna è al 20%, contro il 36% nazionale. Se superiamo quel gap, il turismo in Sardegna può vivere. Oggi non siamo ancora una regione turistica».


