Il Consiglio regionale vota contro Israele. Pizzuto: "Approvate mozioni per monitoraggio armi e fondi"

Luca Pizzuto

Non solo parole. Le due mozioni firmate da Luca Pizzuto (Sinistra Futura) e approvate dal Consiglio regionale della Sardegna rappresentano una presa di posizione politica netta, ma soprattutto una serie di atti concreti: sospensione dei rapporti istituzionali con Israele, monitoraggio sull’export di armi dall’Isola, fondi per la cooperazione e la ricostruzione in Palestina. In un contesto segnato da ambiguità e realismo geopolitico, è una scelta controcorrente che ha diviso l’Aula e polarizzato il dibattito pubblico.

“L’idealismo non è una parolaccia”

Luca Pizzuto non nasconde l’impronta ideale della sua azione politica. Anzi, la rivendica come metodo. “L’idealismo non è una parolaccia – ha dichiarato – né una fuga dalla realtà. È un punto di partenza. Se smettiamo di credere in un’altra politica, smettiamo anche di farla”. Ma il consigliere rifiuta l’idea che si tratti solo di una posizione etica: le sue proposte sono strutturate per incidere concretamente sulle politiche regionali.

Il testo delle mozioni prevede la sospensione di protocolli istituzionali e commerciali tra la Regione Sardegna e lo Stato di Israele, in risposta alla situazione nella Striscia di Gaza. Al contempo, impegna l’ente a vigilare sull’esportazione di armamenti fabbricati nell’Isola, in particolare nello stabilimento RWM di Domusnovas. Pizzuto ha inoltre proposto la creazione di un fondo regionale per la cooperazione internazionale, destinato alla ricostruzione in Palestina, e il sostegno a iniziative di boicottaggio culturale contro attori economici legati a violazioni dei diritti umani.

L’obiettivo, spiega, non è solo politico ma anche culturale: costruire un’alternativa alla logica del riarmo e della guerra. Una forma di “resistenza istituzionale” che, pur partendo da un livello locale, mira a entrare in relazione con altre realtà europee che si stanno muovendo nella stessa direzione.

Né simbolico, né velleitario

A chi lo accusa di portare avanti mozioni “ideologiche”, Pizzuto risponde con fermezza: ciò che propone ha basi pratiche e strategiche. Non si tratta di una testimonianza morale, ma di un tentativo reale di agire nel perimetro delle competenze regionali, per segnare una linea politica diversa. “Anche un ente locale può esercitare una responsabilità politica e morale, se sceglie di farlo con coerenza”, afferma.

Il contesto e le reazioni

La spaccatura politica è stata netta. Il Partito Democratico ha scelto una posizione di equilibrio, astenendosi: riconoscendo la gravità della situazione ma prendendo le distanze dalla radicalità dell’atto. Il centrodestra ha invece attaccato duramente la mozione, definendola ideologica, faziosa, persino ipocrita.

Intanto, il dibattito si è spostato anche sui social, dove commenti di sostegno si alternano ad accuse di utopismo e polemiche feroci. Alcuni utenti rilanciano la questione delle armi prodotte in Sardegna, altri accusano la sinistra di incoerenza, altri ancora – al contrario – ringraziano il Consiglio regionale per aver “finalmente detto qualcosa di chiaro”.

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