
Per chi nasce e cresce a Oristano, la Sartiglia non è solo una festa, ma un’eredità che scorre nel sangue. Lo sa bene Roberto Piras, coordinatore tecnico dei tamburi dell’associazione culturale “Tamburini e trombettieri città di Oristano”, che da anni accompagna la Sartiglia del martedì del Gremio di San Giuseppe con il ritmo inconfondibile del tamburo.
“La Sartiglia per me è casa”, racconta Roberto con emozione. La sua famiglia ha un legame profondo con questa celebrazione: “Mio zio fu Componidori nel 1936 per i falegnami, un altro zio nel 1969 per i contadini”, ricorda con orgoglio. Crescendo vicino all’ente Riso di Oristano (un tempo il centro in cui si respirava “aria di Sartiglia”), il suono dei tamburi è diventato per lui una costante, un richiamo irresistibile fin dall’infanzia. Nel 1987 ha iniziato ufficialmente il suo percorso con lo strumento e nel 1991 ha vissuto la sua prima Sartiglia da tamburino “grande”, un’esperienza che lo ha segnato profondamente: “È stato tutto veloce ed emozionante, un momento indimenticabile”.
Roberto non ha dubbi: “Il cantare del tamburo è travolgente, incanta tutti gli oristanesi e non solo. Senza la nostra musica, non sarebbe Sartiglia”. Il suono potente e cadenzato accompagna i cavalieri e scandisce i momenti più solenni della manifestazione, creando un’atmosfera unica e coinvolgente.
Diventare tamburino, però, non è solo questione di passione: serve dedizione e impegno. “Il percorso di formazione è lo stesso che mi è stato trasmesso nel 1987”, spiega Roberto. “Tre mesi, due volte alla settimana: se si è portati, si possono muovere i primi passi dentro il gruppo. Ma dico sempre che il tamburo e il gruppo sono una cosa seria, richiedono tempo e dedizione. Senza passione e volontà, è inutile intraprendere questo cammino”.
Per lui, la Sartiglia non è un gioco. Ogni anno, tamburini e trombettieri scrivono una nuova pagina di storia, mantenendo viva una tradizione secolare: “Riproduciamo gli stessi suoni, gli stessi squilli, senza cambiare una virgola. La nostra musica è un patrimonio prezioso che tramandiamo gelosamente in tutti i vari passaggi della Sartiglia”.
Tra i tanti momenti emozionanti di questa celebrazione, ce n’è uno che Roberto porta nel cuore: “Il rientro verso la vestizione, quando il buio ci avvolge e il suono dei tamburi sembra ancora più forte e travolgente”. È un istante magico, in cui il ritmo diventa un battito collettivo, un’eco di storia che risuona tra le vie della città.
Guardando al futuro, il suo desiderio più grande è che questa tradizione non si perda mai: “Spero che ci siano sempre persone che, come noi, amano la Sartiglia e portino avanti la tradizione, tramandandola senza snaturare la bellezza dell’antico canto dei tamburi e delle trombe”.
Un augurio che è anche una promessa: finché ci saranno tamburini e trombettieri a far vibrare l’aria di Oristano con il loro suono, la Sartiglia continuerà a vivere nella sua forma più autentica.


