
Ci sono tappe che accompagnano la corsa. E poi ci sono tappe che la decidono. La Arbatax–Nuoro appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Centocinquantatré chilometri e seicento metri, oltre 3.000 metri di dislivello, un tracciato nervoso che non concede tregua: la quarta frazione del Giro della Sardegna è disegnata per lasciare il segno. E lo farà.
Si parte dal mare di Arbatax, ma l’illusione dura poco. Dopo i primi chilometri in Ogliastra la strada comincia a salire sul serio. Tortolì, Urzulei, poi l’ascesa verso il Passo Genn’a Silana: una salita regolare, ma logorante.
Dallo scollinamento in poi non esiste vera pianura. Dorgali, Oliena, Orune (Su Pradu): un continuo saliscendi nel cuore della Barbagia. Strade tecniche, ritmo spezzato, curve che obbligano a rilanciare. È il terreno ideale per chi ama attaccare da lontano e per chi sa trasformare la fatica in vantaggio.
Nuoro non si raggiunge per inerzia. Si conquista metro dopo metro.
Il dato altimetrico parla chiaro: oltre 3.000 metri di dislivello in poco più di 150 chilometri. È una tappa selettiva, senza lunghi tratti di recupero. Se qualcuno ha ambizioni di classifica generale, sabato è il giorno per scoprirle. Arrivo previsto nel primo pomeriggio. Ma la città inizierà a respirare ciclismo già dalla mattina, con l’allestimento dell’area traguardo e del villaggio di gara. Intorno alle 12.30 è attesa la carovana pubblicitaria, primo segnale che la corsa è davvero entrata in città. Poi l’arrivo, le braccia alzate sul traguardo, la premiazione sul palco istituzionale, il centro animato per tutta la giornata. Nei prossimi giorni saranno comunicate le modifiche alla viabilità: inevitabili quando si ospita un evento che porta sportivi, squadre, staff tecnici, media e appassionati da tutta Italia.
L’Assessora allo Sport e Vicesindaca, Natascia Demurtas, sottolinea il valore strategico dell’appuntamento: «Portare a Nuoro una tappa così importante significa restituire alla città il ruolo che le compete nel panorama sportivo regionale e nazionale. Non è solo una gara ciclistica, ma un’occasione concreta di promozione del territorio e di crescita collettiva».
Il passaggio tra paesaggi di grande valore ambientale, le salite barbaricine, l’arrivo nel capoluogo: ogni inquadratura sarà una cartolina capace di raccontare una Sardegna autentica.
«Lo sport è comunità, educazione, rispetto delle regole. Accogliere atleti professionisti significa offrire ai giovani modelli positivi e rafforzare una cultura sportiva che a Nuoro ha radici profonde». Eventi di questa portata non si improvvisano. Servono coordinamento, collaborazione tra amministrazione, forze dell’ordine, volontari e associazioni. Serve una macchina organizzativa solida. Sabato 28 febbraio Nuoro non sarà soltanto la città d’arrivo di una tappa ciclistica. Sarà il punto in cui sport, identità e promozione territoriale si incontrano. Nel ciclismo le strade raccontano la verità: chi è forte emerge, chi esita paga. La Arbatax–Nuoro promette spettacolo vero. E questa volta, il cuore della corsa batte in Barbagia. (e.c.)