LA PROPOSTA. "Ambasciatori a quattro mori": da Trieste l'emigrazione sarda prova a cambiare pelle

Angelo Curreli

L’emigrato non c’è più. “E’ un ambasciatore della Sardegna, che vive in una città che non è in Sardegna. E io sogno – arrivo a questa provocazione – che un domani il circolo di Trieste abbia un presidente non sardo, magari anche un triestino, ma che ami la nostra isola come noi”.
Angelo Curreli ha 65 anni e la testa di un ragazzo sognatore. Da una vita guida la comunità sarda del Friuli Venezia Giulia (è stato pure consigliere comunale del Municipio di piazza Unità d’Italia) e oggi coordina i circoli sardi del Nord est italiano. Cioè un pezzo importante di quei 70 circoli (e 30 mila tesserati) che sono in sardi riuniti sotto il cappello della Fasi.
Poeta dalla rima facile in logudorese, storico con una passione confessata in un volume che ricostruisce i tristi destini dei sardi morti nel Carso durante la Grande guerra (compresi i suoi compaesani di Lodè), Curreli espone con chiarezza il frutto di tante riflessioni: “L’emigrazione per come l’abbiamo conosciuta non esiste più perché i sardi che oggi lasciano la Sardegna possono rientrare fisicamente in qualunque momento. E grazie a internet sono connessi sempre”.

Non valigie di cartone ma servizi e socialità

La valigia di cartone è sparita, sostituita dalla modernità. “Che è fatta di relazioni con i territori, di promozione della nostra isola e dei nostri valori”, prosegue Curreli, “in cima c’è l’agroalimentare, il settore turistico. Ma non solo: dobbiamo cambiare mentalità e fare in modo che i sardi imparino a promuovere la Sardegna quando sono fuori dall’isola, anche facilitando l’erogazione di servizi”.
I nuovi circoli devono essere un po’ tutto: centri culturali e commerciali, fornitori di servizi turistici per chi vuole venire in Sardegna e luoghi stabili di ritrovo, di socialità: è il pensiero di Curreli che ha in testa la riforma della legge regionale di sostegno all’emigrazione. “Ci stiamo ragionando, non soltanto io. E credo sia maturo il tempo di allargare l’orizzonte. Oggi i circoli sono ancora sotto la tutela dell’assessorato al Lavoro proprio perché l’emigrazione era la premessa storica. Sono maturi i tempi per portare invece i circoli sotto la competenza della Presidenza della Regione e poi collaborare con tutti gli assessorati a seconda dei programmi. Per trasformare così i sardi nel mondo in autentici ambasciatori dei quattro mori”. (c.c.)

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