La “Rodari” di Sestu conquista il premio nazionale di ItaliaAdozioni

L’albero dell’accoglienza

L’Istituto Comprensivo “G. Rodari” di Sestu (CA) ha conquistato il primo premio nazionale nella categoria Infanzia del concorso “L’adozione fra i banchi di scuola”, promosso da ItaliaAdozioni, associazione che da anni si impegna a diffondere una cultura dell’affido e dell’adozione libera da stereotipi e pregiudizi.

Il concorso, nato nel 2014, ha l’obiettivo di promuovere una corretta cultura dell’adozione e dell’affido e di educare i bambini e i ragazzi al rispetto delle diverse forme familiari, premiando ogni anno i progetti scolastici più significativi a livello nazionale.
Aperto a tutte le scuole statali e paritarie d’Italia, ha coinvolto finora oltre 14.000 studenti.

La cerimonia di premiazione si terrà domenica 11 maggio 2025 a Milano, presso l’Auditorium Stefano Cerri della Biblioteca di Lambrate, dove sarà allestita anche una grande mostra dedicata ai lavori realizzati dagli studenti sui temi dell’accoglienza e dell’inclusione.

L’adozione insegnata con il cuore

La maestra Silvia Murgia non ha dubbi: educare all’accoglienza deve cominciare dai primi anni di scuola. «Parlare di adozione e unicità ai bambini significa aiutarli a riconoscere la bellezza delle differenze e a costruire relazioni più vere e profonde», sottolinea. Il progetto ha lasciato un’impronta forte, ben oltre le attività di classe:
«I nostri alunni si sono emozionati, hanno riflettuto, hanno imparato a guardare oltre le apparenze. Se diamo loro spazio e ascolto, sanno cogliere il significato più autentico delle esperienze che vivono.»

Guardando avanti, Maestra Silvia è chiara: «Esperienze come questa dovrebbero diventare parte integrante della scuola. L’adozione non è solo un modo diverso di essere famiglia: è una storia di amore, di cura e di incontro.»
E conclude con una frase che racchiude tutto il senso del percorso svolto: «Con L’albero dell’accoglienza, i bambini della Rodari hanno dimostrato che rispetto, solidarietà e apertura nascono da piccoli gesti. E che il cambiamento può iniziare proprio da un’aula piena di voci curiose e cuori attenti.»

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