L’anima gotica di Cagliari prende vita nel romanzo di Giacomo Pisano

Giacomo Pisano

Niente mare azzurro da cartolina, niente nuraghi o folclore confezionato per gli spot turistici. In Dove nessuno può vederti (Camena edizioni), Giacomo Pisano ambienta la sua storia in una Cagliari concreta, fatta di autobus notturni, case in affitto, palazzi popolari di Is Mirrionis, Monte Claro o Sant’Avendrace. È la città di chi arriva per studiare o lavorare, di chi divide stanze, prova a far quadrare i conti e si muove tra notti lunghe e relazioni fragili. Il protagonista è Dario Mameli, diciotto anni, originario di Oristano. Trasferitosi a Cagliari per frequentare ingegneria, scopre un mondo nuovo insieme all’amico Luca e a un gruppo di coinquilini. Ma presto la sua quotidianità si incrina. L’elemento gotico si infiltra nel ritmo della vita studentesca, trasformandola lentamente in una discesa inquieta. Il romanzo si muove su un doppio binario: da un lato la cronaca minuta della vita quotidiana, dall’altro l’irruzione di un’alterità invisibile che mette in crisi ogni certezza.

Gotico quotidiano

Pisano racconta di aver sempre avuto una predisposizione per l’oscuro: «Da bambino preferivo costruire castelli con scatoloni di cartone piuttosto che con i giocattoli in plastica. Nella scrittura, questa parte di me è entrata in modo naturale». La sua formazione non è solo letteraria: il gotico attraversa anche la sua esperienza di dj, di attivista culturale, di lettore onnivoro di Poe, Le Fanu e della narrativa dark contemporanea. Il suo gotico è fatto di dettagli. È un perturbante che abita l’ordinario e lo trasforma. L’ambientazione urbana diventa specchio di una generazione. «Non esiste una Sardegna sola», osserva Pisano. «È una terra stratificata, piena di contraddizioni. Ho voluto raccontarla dal basso, con gli occhi di chi non ha ancora trovato un posto dove stare».Il romanzo fotografa una gioventù in transito: studenti fuorisede, figli di un’isola che non li trattiene ma nemmeno li lascia andare. Ragazzi che vivono in appartamenti scrostati, che studiano di giorno e la notte si ritrovano in locali come il Florio o nelle piazze di Villanova, tra dj set e birre economiche. «Ho sfruttato le esperienze di amici studenti arrivati da altre zone, e il mio stesso modo di vivere la città», spiega l’autore.

Una scrittura per evocare

Lo stile è teso e controllato, attento a non spiegare mai del tutto. «Non mi interessa rappresentare la realtà in modo oggettivo», dice Pisano. «Mi interessa evocare quello che sfugge, quello che si sente ma non si vede». È una scrittura che lavora per sottrazione, che lascia spazio al lettore perché si perda nei chiaroscuri. La musica attraversa le pagine, fino a un dj set che dissolve la città in luci stroboscopiche. Con un cameo dell’autore stesso, che da anni è anche dj: «In un passaggio ho inserito il mio alter ego dietro la consolle, un piccolo gioco personale». La musica non è decorazione: è ritmo narrativo, atmosfera, linguaggio emotivo.

Il gotico come sguardo sul presente

Per Pisano, il gotico non è nostalgia per l’Ottocento, ma un modo di leggere l’oggi: «Viviamo un’era ipertecnologica, tracciata e sospettosa. La paura è l’unica cosa che non possiamo vendere a sottocosto. È lì che si annida il gotico, nell’incontrollabile». Il romanzo, in questo senso, non è solo un esperimento letterario, ma anche una lente critica sul contemporaneo: la precarietà esistenziale diventa spettrale, le relazioni interrotte si tingono di inquietudine, la città stessa diventa un organismo enigmatico. Chi volesse oggi avvicinarsi al gotico secondo Pisano, può partire da alcuni classici: l’antologia di racconti di Edgar Allan Poe, Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu, e il poco noto ma potentissimo Mistero in una campagna romana di Anne Crawford. A questi aggiunge riferimenti locali e contemporanei: «Alcuni libri del nostro Alberto Capitta contengono tanta magia quanto un romanzo gotico. E nessuno dovrebbe esimersi dal leggere Passavamo sulla terra leggeri di Sergio Atzeni, un vero manifesto per la nostra cultura collettiva».

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