
Non si parla d’altro da oltre tre settimane: la dermatite bovina è il caso dell’estate. Lo sviluppo della malattia è avvenuto nell’Africa sub-sahariana all’inizio del XX secolo, per poi estendersi negli altri continenti. L’Europa, colpita dal virus intorno al 2015, è sempre stato un pericolo per la Sardegna, che ha riscontrato il suo primo caso tra Orani e Orotelli a giugno di quest’anno.
I fattori scatenanti possono essere le zanzare, le mosche pungenti, le zecche e i culicoidi (un insetto dell’ordine dei Ditteri ndr).
La trasmissione diretta è possibile attraverso il contatto con secrezioni, lesioni cutanee e strumenti contaminati. Il virus può essere presente anche nello sperma, rendendo plausibile la trasmissione venerea.
La dermatite nodulare danneggia principalmente l’apparato respiratorio e quello riproduttore. I sintomi visibili risultano invece nella cute, attraverso un centinaio di chiazze o bubboni bianchi.
La soluzione per contenere il virus è l’incubazione del gruppo di bovini dalle due alle quattro settimane.
La vaccinazione rappresenta lo strumento più efficace per prevenire l’introduzione e la diffusione del virus nelle popolazioni bovine. Attualmente sono disponibili tre tipologie di vaccini: vaccini vivi attenuati omologhi, vaccini eterologhi, vaccini inattivi.
I vaccini vivi sono i più utilizzati nei programmi nazionali di controllo. Inducono una risposta immunitaria robusta sia umorale che cellulo-mediata e fanno durare l’mmunità dai 6 ai12 mesi. I possibili effetti collaterali possono essere: formazione di noduli nel sito d’iniezione, lieve febbre e reazioni locali;
I vaccini eterologhi sono utilizzati in situazioni d’emergenza o in regioni a bassa disponibilità del vaccino omologo.
La loro efficacia è parziale e la durata dell’immunità è ridotta.
I vaccini inattivi richiedono invece una somministrazione multipla per avere gli effetti desiderati. Sono particolarmente indicati per animali in lattazione avanzata, i vitelli e gli animali in quarantena.


