
La Corte Costituzionale, con la sentenza 28/2025, ha bocciato la moratoria della Regione Sardegna sulla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili, riaffermando la priorità degli obiettivi nazionali di decarbonizzazione. La decisione non riguarda solo l’isola, ma solleva questioni più ampie sul futuro della transizione energetica in Italia.
Massimiliano Atelli, presidente della Commissione Via Pnrr Pniec del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, sottolinea come la sentenza rappresenti un punto di svolta: non si tratta solo di una questione regionale, ma di un nodo fondamentale per la strategia energetica nazionale. L’Italia, spiega Atelli, deve superare le resistenze locali e costruire un modello di solidarietà energetica nazionale, dove ogni territorio contribuisca alla transizione in modo equilibrato.
Il caso Sardegna nasce con la legge regionale n. 5/2024, che imponeva una moratoria di 18 mesi sulla realizzazione di impianti rinnovabili, in attesa della definizione delle aree idonee. La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale questa norma, in quanto in contrasto con la direttiva europea sulle rinnovabili e con gli impegni assunti dall’Italia per la decarbonizzazione al 2030.
Successivamente, la Regione Sardegna ha approvato la legge n. 20/2024, individuando le aree idonee, ma con criteri talmente restrittivi da rendere di fatto quasi tutto il territorio regionale inidoneo. Anche questa norma è stata impugnata dallo Stato, che la considera un blocco indiretto alla diffusione delle rinnovabili.
Secondo Atelli, la vicenda sarda è esemplare: dimostra le difficoltà nel conciliare l’autonomia regionale con gli obiettivi nazionali, ma anche la necessità di strumenti più efficaci per garantire che la transizione energetica avanzi senza ostacoli.
Uno dei punti centrali dell’analisi di Atelli riguarda il concetto di solidarietà energetica nazionale. L’Italia è un paese in cui le risorse rinnovabili – sole e vento – non sono equamente distribuite: alcune regioni hanno un potenziale di produzione molto più elevato di altre. Questo significa che non può esistere una transizione energetica efficace senza un meccanismo di redistribuzione tra i territori.
Il Friuli Venezia Giulia offre un esempio concreto di come sia possibile bilanciare sviluppo delle rinnovabili e accettazione sociale. La regione ha adottato un sistema di compensazioni economiche, incentivando l’installazione di impianti fotovoltaici con contributi che coprono fino al 40% dei costi, oltre ad aver istituito il Reddito Energetico Nazionale per le famiglie in difficoltà.
Secondo Atelli, modelli di questo tipo dovrebbero essere adottati a livello nazionale, per evitare che lo sviluppo delle rinnovabili venga percepito come un peso da alcune regioni e una semplice opportunità per altre.
Un altro aspetto evidenziato da Atelli riguarda il sistema delle autorizzazioni per i nuovi impianti. Attualmente, in Italia, ci sono circa 1.600 richieste di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) in attesa, mentre le richieste di connessione alla rete superano di gran lunga la capacità effettivamente necessaria.
Questa congestione burocratica è dovuta a un sistema che, finora, non ha selezionato adeguatamente i progetti, permettendo che venissero presentate domande anche da soggetti privi di reali mezzi o intenzioni di realizzazione.
Atelli sottolinea il rischio di sprecare risorse amministrative, intasando gli uffici pubblici con richieste che non si trasformeranno mai in impianti operativi. Questo problema, secondo il magistrato, deve essere affrontato con strumenti più selettivi, che evitino di disperdere gli sforzi su un numero sproporzionato di progetti, molti dei quali destinati a rimanere solo sulla carta.
La sentenza della Corte Costituzionale segna un passaggio fondamentale nel dibattito sulle energie rinnovabili in Italia. Il caso Sardegna mostra chiaramente che la pianificazione locale non può ostacolare gli obiettivi nazionali, ma anche che serve un sistema più equo di compensazioni e redistribuzione per garantire il consenso dei territori. Atelli invita a spostare il dibattito su un piano più ampio: il numero da tenere d’occhio non è quello delle richieste di autorizzazione o di connessione alla rete, ma quanta potenza rinnovabile l’Italia riuscirà effettivamente a installare entro il 2030.Per riuscirci, il paese deve adottare un approccio più efficiente e selettivo nelle autorizzazioni, garantire un’equa distribuzione dei benefici economici tra le regioni e promuovere un modello di solidarietà energetica nazionale che superi gli attuali squilibri territoriali.
La transizione ecologica non è solo una sfida tecnologica ed economica, ma anche politica e sociale. Superare il caso Sardegna significa trovare un equilibrio tra autonomie locali e strategia nazionale, assicurando che l’Italia possa raggiungere i suoi obiettivi climatici senza blocchi e senza conflitti tra territori.


