
Non sarà un concerto, né uno spettacolo teatrale, l’Indiano è un recital ispirato interamente all’album di Fabrizio De André. Sabato 28 giugno alle 19 la voce del cantautore genovese torna a farsi sentire a Cagliari.
Sul palco ci saranno il docente di Letteratura italiana del dipartimento di Lettere, lingue e beni culturali dell’università di Cagliari Andrea Cannas, che commenterà le canzoni all’insegna di una sorta di rito di oralità sociale inteso come strumento di condivisione culturale. Con lui l’attore Valentino Mannias (vincitore del premio Ubu come miglior attore under 35) che interpreterà le interviste e gli aforismi del Faber e il cantautore Matteo Sau: tre modi diversi di raccontare un disco che ha lasciato un segno profondo nel cuore del popolo italiano.
L’Indiano, uscito nel 1981 è uno degli album più intensi di De André. La copertina, con un nativo americano a cavallo, è diventata un simbolo, ma il disco racconta molto di più: un confronto tra due mondi lontani ma in fondo simili, quello dei nativi americani e quello dei sardi. Secondo la definizione che diede l’artista “Due popoli segnati da isolamento, sfruttamento e resistenza”. Attraverso una narrazione che unisce musica e poesia, De André ha dato voce a chi è stato emarginato, trasformando le sue canzoni in un potente messaggio d’identità e lotta.
Il recital, organizzato da Orientare, in collaborazione con la scuola civica di musica del Comune di Selargius, è un’occasione per riascoltare le canzoni, ma soprattutto per entrare dentro la loro storia. L’appuntamento si svolgerà nel suggestivo Castello di San Michele.
L’evento invita anche a riflettere sul ruolo fondamentale della cultura come forma di resistenza e coesione sociale, soprattutto in un’epoca in cui le radici e le tradizioni rischiano di essere dimenticate. Questo recital si rivolge a un pubblico ampio, dai più giovani agli appassionati, e grazie all’incontro tra musica, parole e interpretazioni, L’Indiano si conferma un ponte tra passato e presente. Un ponte capace di mantenere viva la lezione di De André, che vede nell’arte uno strumento potente di consapevolezza e cambiamento.


