
A pochi mesi dalle elezioni comunali, a Nuoro si definiscono le prime strategie e si consolidano le candidature. Tra queste c’è quella di Pierluigi Saiu, ex consigliere regionale della Lega ed ex assessore ai Lavori pubblici, che sarà in campo (forse anche come sindaco? Nessuno si sbilancia, ancora: si vedrà) con il progetto civico “Siamo Nuoro”. Un’iniziativa che mira a raccogliere energie diverse attorno a un programma condiviso, in un contesto politico ancora fluido.
In questa intervista, Saiu espone i punti cardine della proposta e le condizioni per eventuali alleanze.
“Siamo Nuoro” è il nome del progetto di cui fa parte. Cosa rappresenta per voi?
Un tentativo concreto di superare i vecchi steccati. In città c’è bisogno di confronto, non di tifoserie politiche. Abbiamo messo insieme persone con esperienze diverse – alcune con un passato amministrativo, altre al primo impegno – per costruire una proposta centrata sui programmi, non sui simboli.
Il centrodestra a Nuoro ha una storia di sconfitte. I pronostici vi danno ancora sfavoriti.
Se i bookmakers ci danno sfavoriti, tanto meglio: proveremo a sorprenderli, partendo da cose concrete che altri hanno trascurato per anni.
Avete già deciso chi sarà il candidato sindaco?
Il centrosinistra ha un candidato sindaco imposto dall’alto, il nostro sarà scelto dal territorio. Sarà una decisione condivisa. Vogliamo una figura in grado di parlare a tutti i nuoresi.
Siete pronti ad allearvi con altre forze civiche, come il terzo polo?
Sì, se ci sarà convergenza sui contenuti. Non parliamo di alleanze a tavolino, ma di un confronto vero sulle proposte per la città. Se i programmi coincidono, è giusto dialogare.
State già discutendo con loro?
Siamo disponibili a parlarne. Se ci saranno punti di contatto concreti, potremo costruire insieme un progetto e anche una candidatura comune. L’importante è partire dai contenuti, non dai posizionamenti.
Per proporre un progetto alternativo, dovrebbe essere necessario differenziarsi dalla politica tradizionale. Cosa non funziona più, secondo lei?
L’idea che l’appartenenza venga prima di tutto. O sei di qua o sei di là. Noi vogliamo superare questo schema, parlare dei problemi veri della città. Rimettere a nuovo un impianto sportivo, sistemare una strada, migliorare un quartiere: sono attività che vanno oltre le divisioni imposte dall’appartenenza al centrodestra o al centrosinistra.
Su quali temi si fonda il vostro programma?
Sviluppo, partecipazione, cura della città. Vogliamo premiare chi contribuisce al decoro urbano, ad esempio con agevolazioni per le attività che si prendono cura degli spazi pubblici vicini. È un modo per responsabilizzare e coinvolgere.
Pratosardo è un tema chiave. Cosa proponete per rilanciarlo?
È una risorsa sottoutilizzata. Serve un piano industriale vero, non un elenco di buone intenzioni. Dobbiamo coinvolgere gli imprenditori, creare condizioni favorevoli per chi investe.
E per le infrastrutture cittadine?
Interventi mirati, a partire dagli impianti sportivi. Ma anche sul centro storico, le scuole, gli spazi per i giovani. Nuoro ha potenzialità enormi, serve solo un po’ di visione.
Cosa non ha funzionato nell’ultima amministrazione?
Si è lavorato più per spendere fondi che per risolvere problemi. La pista ciclabile è l’esempio lampante: progettata senza una reale utilità, solo per usare risorse. Bisogna partire dai bisogni, non dai bandi.
L’Einstein Telescope è considerato un progetto strategico. Che posizione avete?
È una grande opportunità. Ma servono meno parole e più azioni. Mentre altri fanno scuola bilingue, noi ci limitiamo ai convegni. Se vogliamo accogliere studiosi da tutto il mondo, dobbiamo prepararci sul serio.
C’è stata una comunicazione efficace su questo progetto?
Poco chiara, troppo tecnica. Bisogna spiegare con semplicità cosa significa avere qui un’infrastruttura scientifica europea. Quali vantaggi porterà, quanti posti di lavoro, quali ricadute per la città.
C’è il rischio di pensare a migliorare Nuoro solo per l’Einstein Telescope?
Sì, ed è un errore. Nuoro deve migliorare prima di tutto per i suoi cittadini. Se la città funziona bene, allora sarà pronta anche per accogliere progetti internazionali. Non il contrario.


