L’OPINIONE. Continuità territoriale: è ora di cambiare metodo (di Angelo Curreli)

“La Sardegna non può essere un’isola di diritti a metà”
Trasporti aerei

“Non è il cittadino che deve dimostrare di appartenere alla Sardegna per poter beneficiare della continuità territoriale. È la condizione di insularità della Sardegna che deve giustificare una politica di collegamenti accessibili a tutti”. È da questo ragionamento che, secondo me, dovremmo ripartire. Da tanti anni discutiamo di continuità territoriale e finiamo quasi sempre per parlare di chi ha diritto alle agevolazioni: residenti, nativi, emigrati, studenti o lavoratori. Ma siamo sicuri che sia questo il modo giusto di affrontare il problema? La Sardegna è un’isola e per raggiungerla o lasciarla bisogna prendere una nave o un aereo. Chi vive sulla terraferma può spostarsi in auto o in treno, mentre chi deve andare in Sardegna deve fare i conti con costi e collegamenti che non sempre sono alla portata di tutti. E questo non riguarda soltanto i sardi. Riguarda chi vive nell’isola, ma anche chi deve raggiungerla per lavoro, per motivi familiari, per turismo o per qualsiasi altra necessità. Non vedo perché una persona debba pagare di più soltanto perché la sua destinazione è un’isola. Naturalmente i residenti hanno esigenze particolari e devono essere tutelati. Ma credo che sia arrivato il momento di allargare il ragionamento e di non fermarci alle singole categorie di viaggiatori.

Lo dico anche per l’esperienza che vivo come Coordinatore dei Circoli FASI del Nord Est, a contatto con tanti sardi che vivono lontano dalla propria terra e che conoscono bene le difficoltà di mantenere i rapporti con la Sardegna. C’è anche un’esperienza del passato che non dovremmo dimenticare. Penso ad Alisarda e a Volare, due realtà diverse, con storie e percorsi differenti, ma che hanno lasciato qualcosa da cui imparare. Non si tratta di guardare indietro con nostalgia, ma di recuperare le intuizioni e gli aspetti positivi di quelle esperienze e capire se possono essere utili anche oggi.
La politica deve avere il coraggio di cambiare metodo. Servono collegamenti più frequenti, affidabili e soprattutto a prezzi sostenibili. Non possiamo continuare a considerare normale che raggiungere la Sardegna sia spesso più complicato e costoso che raggiungere qualsiasi altra parte d’Italia. La Sardegna non chiede privilegi. Chiede di poter partire e arrivare alle stesse condizioni degli altri cittadini.
La continuità territoriale deve seguire il territorio, non la carta d’identità di chi viaggia. Credo che sia arrivato il momento di discutere meno su chi ha diritto a un’agevolazione e di concentrarci di più su come garantire alla Sardegna collegamenti adeguati alla sua condizione geografica.
Angelo Curreli

prova
Condividi

Articoli correlati