
Dopo ventitré anni, il Marina Cafè Noir lascia Cagliari. L’annuncio degli organizzatori, motivato da “incertezze e difficoltà burocratiche”, apre un caso politico e simbolico. Per Massimiliano Piccoi, consigliere comunale dei Riformatori Sardi, la città “sta perdendo uno dei suoi motori culturali più vitali”.
“Non è un paese per colti – attacca Piccoi – dopo decenni di libri, idee, piazze piene, il Marina Cafè Noir fa le valigie e dice ‘Cagliari, a si biri’. È l’ennesima prova dell’arte in cui questa città eccelle: fare buio e spegnere le menti dei propri cittadini”.
Il consigliere parla di “autolesionismo istituzionale” e di una “miseria culturale” che rischia di svuotare la città. “Un festival che in qualsiasi altra parte d’Italia sarebbe considerato una ricchezza, qui è stato rimbalzato tra uffici e cavilli. Troppo spesso chi prova a portare bellezza a Cagliari fugge a gambe levate”.
Il tono è amaro ma preciso nella diagnosi: “Abbiamo una società che si riempie la bocca di cultura ma la lascia morire sotto casa. Che si definisce aperta e moderna ma agisce come la più stantia delle burocrazie ottocentesche. Siamo stanchi di una mediocrità istituzionale che svuota la città dei suoi contenuti migliori, un evento dopo l’altro”.
Piccoi chiede ora un gesto di responsabilità. “Il Marina Cafè Noir andrebbe custodito e mostrato con orgoglio. Mi auguro che esista un margine di ricucitura, che si trovino soluzioni e alternative ai ‘no’ che hanno portato a questo epilogo. La cultura non è un orpello: è ciò che distingue chi cresce da chi si limita a tirare a campare”.


