
«In 13 metri quadrati non si vive». Non è una battuta di Pozzetto ma il commento del presidente della IV Commissione, Roberto Li Gioi (M5S), contro la norma nazionale sugli alloggi monostanza da 20 mq. È uno dei passaggi più accesi nella discussione del disegno di legge urbanistica approdato ieri in Consiglio regionale: il cosiddetto “Salva casa” sardo, che riscrive le regole edilizie dell’isola prendendo spunto – ma non troppo – dal decreto Meloni.
Il testo presentato dalla Giunta Todde non recepisce alcune misure previste dalla legge nazionale, come la riduzione delle superfici minime e delle altezze interne. Una scelta che la maggioranza difende come atto di autonomia e tutela della qualità abitativa, ma che l’opposizione considera un autogol. “Così la legge sarà impugnata dal Governo”, ha avvertito Antonello Floris (FdI).
Lo scontro politico è aperto. I meloniani parlano di ritardo, confusione e norme riscritte “per ideologia”, mentre il centrosinistra rivendica ascolto e coerenza con lo statuto speciale. La commissione, ha detto il relatore Gianluigi Piano (Pd), “ha lavorato con tecnici, sindaci, ordini professionali: non facciamo i passacarte”.
Il finale è ancora da scrivere. Ma tra accuse di sabotaggio, difese dell’autonomia e minacce di impugnazione, la casa – in Sardegna – rischia di restare senza fondamenta condivise.


