

Venerdì Tom Barrack, conosciuto in Sardegna per aver acquisito gli ex alberghi dell’Aga Khan in Costa Smeralda, caro amico e finanziatore di Donald Trump, nominato dal 2025 ambasciatore statunitense in Turchia, ha dichiarato in una conversazione con il commentatore online Mario Nawfal che gli Stati Uniti avrebbero potuto colpire l’Iran nel giro di ore.
Questa affermazione ha concluso una settimana di crescenti speculazioni sulla possibilità che Stati Uniti e Israele possano riprendere gli attacchi contro l’Iran.
Gli scorsi giorni è aumentato il traffico di jet privati dagli scali del Medio Oriente, come riportato da The Hormuz Report; è probabile inoltre che la Russia abbia evacuato dal sito nucleare iraniano di Busher i propri ingegneri nucleari, come già accaduto nel febbraio 2026 prima dell’attacco israelo-statunitense all’Iran: un aereo Tu-134 dell’Aeronautica militare russa è infatti decollato con il transponder spento dalla città iraniana di Bushehr, sede di una centrale nucleare.
Il New York Times riportava i giorni scorsi che secondo funzionari dell’intelligence USA, l’Iran è in una «fase avanzata» della pianificazione di attacchi contro gli americani. Il governo statunitense ha quindi ordinato ai diplomatici e ad altri dipendenti federali di lasciare l’Arabia Saudita e sta inoltre riducendo il personale presso altre sedi nella regione.
Nelle ultime settimane l’aviazione israeliana ha condotto importanti esercitazioni di una massiccia proiezione della forza in prossimità del confine iracheno. Secondo funzionari israeliani l’esercitazione era tesa a dissuadere l’Iran dal lanciare attacchi contro Israele prima delle elezioni, ma operazioni su così larga scala possono essere funzionali alla pianificazione di missioni operative.
Va aggiunto che gli USA stanno inviando nel Golfo Persico la portaerei USS Theodore Roosevelt e un gruppo anfibio dei Marines con la nave d’assalto anfibia USS Makin Island, portando a 3 portaerei e 2 navi d’assalto il totale delle navi rischierate.
Con l’imminenza delle elezioni di Midterm negli USA e quelle in atto Israele, la decisione di tornare alle armi sembra legata quasi esclusivamente a scelte elettorali piuttosto che politico-militari (m.m.)


