
Non un incontro di routine, né un passaggio formale: quello che si è svolto questa mattina nella Sala Consiglio della Provincia di Nuoro ha assunto fin da subito il tono di una presa di posizione politica netta e condivisa contro il piano di dimensionamento scolastico predisposto dal Governo, ritenuto fortemente penalizzante per il Nuorese e, più in generale, per le aree interne della Sardegna.
A convocare il confronto sono stati il presidente Giuseppe Ciccolini e la consigliera provinciale con delega all’Istruzione Lisetta Bidoni. In sala erano presenti amministratori locali, dirigenti scolastici, rappresentanti delle organizzazioni sindacali e, per la prima volta in un contesto istituzionale di questo livello, anche la voce degli studenti. Tutti, senza eccezioni, hanno espresso una contrarietà unanime al piano di accorpamenti.
Il quadro illustrato è concreto e ha nomi e territori precisi: tre accorpamenti nella città di Nuoro, che coinvolgono gli istituti Satta, Asproni, Podda e Borrotzu; l’accorpamento delle scuole di Orgosolo con Oliena; e due ulteriori dimensionamenti in Ogliastra. Una concentrazione di interventi che, secondo la Provincia, non trova spiegazione nei soli criteri tecnici e che colpisce in modo sproporzionato il Centro Sardegna.
«Non mi piace parlare di abbandono – ha spiegato Ciccolini – ma è evidente una mancanza di sensibilità istituzionale verso territori che non possono essere valutati esclusivamente con parametri numerici». Il presidente ha riportato il dibattito sul piano della realtà quotidiana: «Nel Nuorese il diritto allo studio si misura anche in chilometri, strade difficili, collegamenti carenti. Qui distanze e mobilità fanno la differenza tra un servizio garantito e uno negato».
Ancora più duro l’intervento di Lisetta Bidoni, che ha definito il dimensionamento imposto al territorio «uno dei passaggi più gravi e dannosi degli ultimi vent’anni per il futuro dell’istruzione nel Centro Sardegna». I numeri, in questo caso, diventano il cuore dell’accusa: dalle 57 autonomie scolastiche del 2015–2016 alle 27 previste per il 2026–2027. Un dimezzamento netto che, secondo la consigliera, non trova alcuna giustificazione nei dati demografici. A questo si aggiunge quella che Bidoni ha definito una “tripla penalizzazione”: il dimensionamento forzato, l’esclusione della Sardegna dalla ripartizione dei 19 milioni di euro del fondo nazionale 2026–2027 per l’assunzione di personale a tempo determinato e la formazione di docenti e ATA, e la drastica riduzione dei comuni montani riconosciuti per la scuola, passati da 207 a 132. «L’autonomia scolastica – ha sottolineato – non è un dettaglio amministrativo. È presenza dello Stato, qualità dell’istruzione, progettualità e futuro. Quando lo Stato si ritira, il messaggio che arriva ai giovani è devastante».
Il passaggio più significativo dell’incontro è arrivato con l’intervento degli studenti. Per la prima volta, la Provincia ha scelto di aprire il tavolo istituzionale alla Consulta delle studentesse e degli studenti. Francesco Pala ha portato in aula le preoccupazioni degli studenti del Liceo Asproni e del Liceo Satta, richiamando l’attenzione sul rischio di perdita dell’identità delle scuole a seguito degli accorpamenti. «Le decisioni sulla scuola – ha detto – non possono essere prese senza ascoltare chi la scuola la vive ogni giorno».
In chiusura, Ciccolini ha tracciato una linea politica chiara, condivisa da tutti i presenti: «Non chiediamo privilegi e non vogliamo una guerra tra territori. Chiediamo verità, trasparenza e rispetto». E poi la domanda che resta sospesa: perché, su nove dimensionamenti previsti in tutta la Sardegna, cinque colpiscono il Centro Sardegna e due la sola città di Nuoro?
La risposta, per ora, non c’è. Ma dall’incontro emerge un dato politico inequivocabile: il territorio è compatto e pronto a mobilitarsi. La Provincia di Nuoro ha annunciato l’intenzione di proseguire la battaglia in tutte le sedi istituzionali e, se necessario, di promuovere iniziative di mobilitazione insieme a scuole, famiglie e studenti. «Non arretreremo di un millimetro», ha assicurato il presidente. Perché il dimensionamento, qui, non è una questione tecnica: è una scelta che riguarda il futuro stesso delle aree interne. (E.C.)


