
«È una proposta di buon senso, che colma un vuoto normativo drammatico». Irene Testa, garante dei diritti delle persone private della libertà personale in Sardegna, sostiene la proposta di legge “Zuncheddu e altri”, lanciata dal Partito Radicale. L’obiettivo: garantire un assegno provvisorio a chi, assolto dopo una lunga detenzione, si ritrova senza reddito e senza tutele in attesa di un risarcimento che può arrivare dopo dieci anni.
«Chi è vittima di un errore giudiziario – spiega Testa – non può essere abbandonato dallo Stato nel momento in cui rientra in società. Oggi, chi esce dal carcere da innocente si ritrova spesso in condizioni di assoluta precarietà: senza un lavoro, senza una casa, senza strumenti per ricostruire la propria vita».
La proposta prevede un assegno mensile pari al doppio dell’assegno sociale, erogato dalla Cassa delle Ammende a partire dall’assoluzione fino alla sentenza definitiva sul risarcimento. «È una risposta concreta e immediata – sottolinea Testa – che eviterebbe a molte persone di cadere nell’emarginazione».
Il caso di Beniamino Zuncheddu, 33 anni in carcere da innocente, è diventato emblematico. Senza un’autonomia economica né un futuro chiaro. Fuori dalle virgolette, resta un dato: senza il supporto familiare, date le sue condizioni fisiche e la totale nullatenenza, Zuncheddu non avrebbe alcuna possibilità di sopravvivenza dignitosa. Sarebbe costretto a vivere di espedienti.


