
Le accuse ad Alberto Dossena, le repliche social, le prese di posizione dei club e il solito processo mediatico celebrato in pochi minuti, senza prove e senza prudenza. Ma c’è un dettaglio che racconta più di mille comunicati: all’Unipol Domus, l’unico bersaglio dei fischi è stato proprio Nicolò Zaniolo. Tutto nasce dopo la vittoria dell’Udinese per 2-0 sul Cagliari. A fine gara, Zaniolo affida a Instagram parole di fuoco: “Il collega (se così si può chiamare) che oggi si è permesso di insultare il mio compagno per il colore della pelle dovrebbe vergognarsi e non calcare più i campi di calcio.” Il riferimento sarebbe ad Alberto Dossena e al compagno di squadra Keinan Davis. Ma lo stesso Zaniolo non può aver sentito direttamente il presunto insulto: al momento dell’episodio era già stato sostituito dal suo allenatore, che lo aveva richiamato in panchina vedendolo particolarmente nervoso. A dirla tutta, non era neppure in panchina perchè, stizzito, ha imboccato la porta degli spogliatoi. Dossena replica immediatamente, sempre sui social: “Essere accusato di razzismo mi rattrista e mi ferisce. Mai mi passerebbe per la testa di rivolgermi a un’altra persona con un insulto di quel tipo. È la prima volta che mi trovo a dovermi difendere da un’accusa così infamante. Un comportamento del genere è quanto di più lontano dalla mia cultura e dalla mia educazione. Successivamente Davis rilancia: “Questo vigliacco razzista mi ha dato della scimmia durante la partita. Spero che la Serie A prenda provvedimenti, ma vedremo.” L’Udinese si schiera immediatamente al fianco del giocatore con una nota ufficiale di solidarietà, parlando di “vergognosi insulti razzisti”.
Ma il Cagliari risponde con fermezza: “Il Club ribadisce con assoluta fermezza che i propri valori, la propria storia e la propria cultura sportiva non lasciano spazio ad alcuna forma di discriminazione, razzismo o violenza. Quanto accaduto in campo è stato chiarito a fine gara nel pieno rispetto della verità dei fatti, non avendo il presunto episodio trovato alcun riscontro oggettivo”. Eppure, nel giro di pochi minuti, parte della stampa nazionale trasforma i presunti “insulti razzisti” in addirittura “cori razzisti”. Cori che nessuno allo stadio ha sentito. Cori che non vengono neppure citati nel comunicato dell’Udinese. Sono spesso gli stessi commentatori che restano in silenzio quando a essere insultati sono i sardi. Quando dagli spalti spuntano pecore gonfiabili o battute offensive sugli isolani. Noi saremo pure un popolo di pastori, e ne siamo orgogliosi, ma evidentemente c’è chi nel gregge si sente perfettamente a proprio agio. E allora vale la pena ricordare un fatto semplice: se davvero il pubblico di Cagliari fosse animato da razzismo, i bersagli sarebbero stati ben altri. Invece, per tutta la partita, l’unico giocatore contestato è stato proprio Zaniolo: italiano, bianco, e già protagonista in passato di atteggiamenti provocatori poco apprezzati dal pubblico rossoblù. Dal primo minuto ha cercato continuamente lo scontro con Rodriguez, che ha avuto il merito di non cadere nelle provocazioni. Spallate, colpi alle spalle, sorrisi ironici e atteggiamenti sopra le righe hanno caratterizzato la gara del numero dieci friulano. Alla fine, l’unico a perdere davvero la calma è sembrato lui, tanto che il suo allenatore ha preferito sostituirlo. E il pubblico dell’Unipol Domus, che non ha dimenticato episodi precedenti e atteggiamenti criticati persino dal suo ex allenatore Gasperini, gli ha riservato una sonora contestazione. Insomma, se ti comporti in maniera provocatoria, succede. Il colore della pelle non c’entra.


