Case di Comunità. Salvago: “Medici allo stremo, Regione intervenga sull’obbligo delle ore lavorative in più”

La determinazione del Governo nazionale rischia di far venire meno la presenza dei medici di famiglia nei territori
Dott. Domenico Salvago

L’intesa sull’ipotesi di Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale pubblicata di recente in gazzetta ufficiale, finalizzata ad attuare il programma Pnrr e rendere operative le Case di Comunità, prevede per i medici già incaricati a tempo indeterminato a ciclo di scelta, che non abbiano accettato il completamento dell’impegno settimanale, l’obbligo di svolgere fino a 6 ore settimanali nelle Case di Comunità. Questa decisione non è però da tutti i medici condivisa, così come informa Domenico Salvago, presidente regionale del Sindacato Nazionale Autonomo dei Medici Italiani (S.N.A.M.I.), sindacato che per primo non ha firmato l’Accordo, e che chiede un’intervento regionale.

“Il suddetto Accordo proposto dal Governo nazionale – spiega Salvago -, impone che i Medici di Medicina Generale debbano, anche controvoglia e senza possibilità di scegliere in autonomia, avere l’obbligo di andare a lavorare per 6 ore a settimana in una Casa di Comunità”.

“Gli ultimi dati Sisac – prosegue il presidente regionale S.N.A.M.I. -, che è l’ente pubblico che rappresenta le Regioni e le Province Autonome nelle trattative sindacali per il personale sanitario, ci dicono che la Sardegna rispetto alle altre 20 regioni è la regione al primo posto come calo dei Medici di Medicina Generale (-40,3%). E’ sotto gli occhi di tutti che la carenza di assistenza medica nel territorio è al suo record storico; intere comunità sono senza sanitari, vi sono guardie mediche chiuse, e ohimè numerosi i pazienti che da tempo hanno smesso di curarsi”.

“In questo contesto, dunque, dove i medici di famiglia sono massacrati dal lavoro pesante, dalla burocrazia amministrativa, dal dover assistere un numero di pazienti in eccesso (oltre il massimale), e dal burnout conseguente (sindrome da stress cronico lavoro-correlato), imporre un aumento delle ore lavorative togliendoli dalle proprie sedi territoriali per inserirli nelle Case di Comunità senza il loro consenso, è una forte preoccupazione”.

“Il rischio è che i pochi medici che si era riusciti con difficoltà a trattenere oltre la pensione ora scapperanno, fioccheranno i prepensionamenti e il comparto della medicina di base in entrata sarà sempre meno attrattivo. E’ anche possibile che i medici di famiglia che oggi offrono la propria assistenza in due studi, magari in paesini decentrati, si trovino costretti a chiuderne uno. A meno che i medici non “maturino” il dono dell’ubiquità, il non avere vita sociale e di relazione, il non dedicarsi alla famiglia ed ai figli e magari che riescano a dilatare la giornata di 24 portandola a 48 ore”.

“Alla Presidente Alessandra Todde il nostro appello: introdurre nella nostra regione, in tema Case di Comunità, l’istituto della “Volontarietà” invece che la “Obbligatorietà”, al fine di mitigare questo disastro annunciato. Questa, la richiesta della delegazione trattante SNAMI Sardegna seguita da me ed i colleghi Edoardo De Pau, Flavio Busonera, Loredana Angioni, Stefano Fenu, Carlo Ferrara. Auspichiamo nel buon senso per il bene della comunità” – conclude Salvago.

Elisabetta Caredda

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