Il fashion sardo non riparte. Bloccato tra dazi, crisi globali e mancanza di manodopera

Artigianato e Moda

La moda sarda resta ferma ai blocchi di partenza. Dopo la pandemia, il settore continua a soffrire, frenato da dazi, instabilità geopolitica e una domanda internazionale in calo. La ripresa appare sempre più lontana: le imprese diminuiscono, i numeri si assottigliano, il tessuto produttivo perde forza. Oggi in Sardegna sono attive 338 micro e piccole aziende del fashion, di cui 268 artigiane – il 79% del totale – impegnate in tessile, abbigliamento, calzature, gioielli e accessori. Sei anni fa erano circa 400. A certificarlo è il dossier “Il ritardo della ripresa della moda nell’Isola”, realizzato dall’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna su dati ISTAT. “La moda sarda è un’eccellenza del Made in Italy – afferma Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – e anche se il momento è difficile, gli artigiani continuano a credere nel futuro, puntando su creatività, qualità e promozione”.

Dati nazionali preoccupanti

In Italia il settore moda conta 79mila imprese, di cui 40mila artigiane. Ma la frenata è netta: nel primo semestre del 2025 la produzione è crollata dell’8%, contro un calo medio del 2,1% nella manifattura. Nel solo 2024, il comparto ha perso 8,7 miliardi di euro di fatturato. E l’emorragia continua: nei primi mesi del 2025 le perdite ammontano a 11 milioni di euro al giorno. Anche il lavoro soffre: -5,6% di occupati su base annua, con un picco negativo del 9,1% nel primo trimestre. A peggiorare tutto, la stretta del credito: a maggio i prestiti alle imprese moda sono calati dell’8,8%, la flessione più pesante di tutto il panorama economico nazionale.
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