
La Regione ha avviato un’azione legale contro il governo per il mancato versamento di oltre un miliardo e settecento milioni di euro di entrate tributarie. Il ricorso, presentato al tribunale civile di Cagliari, chiama in causa il ministero dell’Economia e delle finanze e la presidenza del Consiglio dei ministri.
L’annuncio è arrivato dal vicepresidente e assessore al Bilancio, Giuseppe Meloni, durante un’audizione in commissione del Consiglio regionale. “Lo stato ha operato tagli illegittimi, privando la Sardegna di risorse fondamentali. Abbiamo cercato un accordo, ma la proposta del governo è inaccettabile”, ha dichiarato.
La mediazione con Roma si è arenata su un’offerta giudicata insufficiente. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha proposto un pagamento di 800 milioni di euro in dieci anni, meno della metà della cifra richiesta. “È un compromesso irricevibile – ha spiegato Meloni – noi chiediamo almeno un miliardo e trecento milioni, ma il governo ha rifiutato”.
Il contenzioso copre un arco di quindici anni, durante il quale i trasferimenti statali sono progressivamente diminuiti.
Fino al 2019, i tagli erano inferiori ai 100 milioni di euro annui, ma dal 2021 le trattenute sono aumentate drasticamente: 146 milioni nel 2021, 256 nel 2022, 454 nel 2023 e 385 nel 2024.
“Queste risorse sono essenziali per il bilancio regionale – ha sottolineato Meloni – senza di esse, la manovra finanziaria è a rischio”.
Il ricorso si basa sull’articolo 8 dello Statuto speciale, che garantisce alla Sardegna una quota fissa del gettito di alcuni tributi erariali. Meloni denuncia anche una disparità di trattamento, sottolineando che nessun’altra Regione avrebbe subito tagli di questa portata.
“Chiediamo ai giudici di riconoscere il nostro diritto a ricevere le somme spettanti e di porre fine a un’ingiustizia che penalizza solo la Sardegna”, ha concluso.
L’esito della causa potrebbe avere ripercussioni anche su altre regioni a statuto speciale, ridefinendo i rapporti finanziari tra lo stato e le autonomie locali.


