
Di fronte all’escalation della guerra nella Striscia di Gaza e alla nuova operazione di terra israeliana “Carri di Gedeone”, la Sardegna risponde con una serie di iniziative civili, culturali e istituzionali. Tra lenzuola bianche appese ai balconi, manifestazioni pubbliche, assemblee scolastiche e murales, l’isola ha visto emergere nelle ultime settimane una mobilitazione diffusa, articolata e trasversale.
Il 24 maggio, in occasione dell’iniziativa nazionale “50.000 sudari per Gaza”, decine di comuni e istituti scolastici sardi hanno aderito simbolicamente esponendo lenzuola bianche su facciate pubbliche e private. Il gesto richiama il sudario con cui, a Gaza, genitori palestinesi avvolgono i corpi dei figli uccisi. Secondo dati delle Nazioni Unite, l’operazione lanciata da Israele il 18 maggio ha causato finora oltre 50.000 morti, di cui almeno 15.000 bambini.
A Cabras, il sindaco Andrea Abis ha definito il sudario “un grido silenzioso contro l’indifferenza”. A Oristano, è stato esposto un drappo bianco a Palazzo degli Scolopi. A San Vero Milis, il consiglio comunale discute una mozione simbolica per il riconoscimento dello Stato di Palestina.
L’Istituto di Istruzione Superiore “De Castro Contini” — con le sedi del Liceo Classico, del Liceo Artistico e della sezione di Terralba — ha votato all’unanimità l’adesione alla giornata. Un lenzuolo bianco è stato affisso in ogni sede scolastica, con questo messaggio condiviso: “15.000 bambini non ci sono più. E noi non possiamo – non vogliamo – restare indifferenti. Restiamo umani.” L’iniziativa è stata accompagnata da un’azione concreta: gli studenti delle classi 2A e 2C del Liceo Artistico hanno realizzato un murale presso Casa Littarru, una comunità di accoglienza locale. Il progetto ha unito creatività e solidarietà, offrendo “un segno di speranza” a chi vive in condizioni di fragilità.
Il 28 maggio, presso l’Aula Boscolo della Cittadella Universitaria di Monserrato, verrà proiettato il documentario “A State of Passion” delle registe Muna Khalidi e Carol Mansour. Il film racconta la storia del chirurgo Ghassan Abu Sittah, che ha operato sotto le bombe a Gaza, tra feriti, mancanza di risorse e infrastrutture distrutte. Le registe saranno presenti in sala; il medico interverrà in collegamento da remoto per raccontare in prima persona ciò che sta accadendo negli ospedali della Striscia.
Il 6 giugno a Sestu, in Piazza della Musica, si terrà una manifestazione pubblica organizzata da cittadini e cittadine del territorio. L’evento prevede interventi, arte, musica e momenti di riflessione collettiva. Al centro della protesta, anche una critica esplicita al coinvolgimento militare della Sardegna nelle dinamiche internazionali. “Viviamo in un’isola disseminata di basi e poligoni militari, dove si esercita anche l’esercito israeliano”, spiegano gli organizzatori. “A pochi chilometri da qui si producono bombe destinate a Paesi in guerra. Ma vogliamo una Sardegna disarmata, solidale, giusta.”
A livello internazionale, il dibattito sulla guerra a Gaza resta diviso e un cessate il fuoco stabile non è stato ancora raggiunto. La Corte Penale Internazionale ha richiesto mandati d’arresto per alti funzionari israeliani e di Hamas, ma l’operazione militare prosegue e la crisi umanitaria si aggrava.
Nel frattempo, in Sardegna, la risposta ha assunto forme visibili e diffuse. Lo slogan “Dalla Sardegna fino alla Palestina. De sa Sardigna fintzas a sa Palestina” è stato adottato in comunicati, manifesti e interventi, diventando il filo conduttore di una mobilitazione che chiede visibilità per le vittime civili e riflessione sul ruolo dell’isola nei conflitti globali.


