
Nell’ambito delle attività di prevenzione cardiovascolare e di promozione della salute, la Cardiologia della ASL di Nuoro ha dedicato il mese di febbraio e i primi giorni di marzo alle iniziative “Cardiologie Aperte” e “Pulse Day”, promuovendo, attraverso giornate di screening mirato, la presa in carico immediata dei cittadini e il monitoraggio nel tempo dei principali fattori di rischio cardiovascolare. L’obiettivo è intercettare precocemente condizioni di rischio nella popolazione e avviare percorsi di prevenzione personalizzati.
“L’iniziativa – spiega il Direttore della Cardiologia e del Dipartimento Area Medica, Dr. Mauro Pisano – potrà essere riproposta periodicamente nel corso del 2026 compatibilmente con le risorse professionali disponibili. Circa 250 cittadini hanno già partecipato alle prime giornate di screening, prevalentemente di età compresa tra i 40 e i 70 anni. Il dato più significativo riguarda però l’interesse dimostrato dalla popolazione: le richieste di partecipazione sono state almeno otto volte superiori rispetto ai posti disponibili, segno evidente di quanto sia forte il bisogno di prevenzione e di accesso a percorsi strutturati di valutazione del rischio”.
I partecipanti sono stati sottoposti a elettrocardiogramma per il controllo del ritmo cardiaco, alla valutazione dell’assetto lipidico con referto immediato, al controllo della glicemia e a un colloquio clinico personalizzato orientato alla valutazione del rischio cardiovascolare individuale. “L’approccio che abbiamo adottato – prosegue il Direttore – non si è limitato alla misurazione dei parametri, ma ha previsto la restituzione immediata dei risultati e un counseling mirato a fornire indicazioni su corretti stili di vita, alimentazione, attività fisica e gestione dei principali fattori di rischio”.
“Sono state effettuate prescrizioni ex novo e ottimizzazioni terapeutiche – continua Pisano – secondo le linee guida ma anche personalizzate in base al quadro clinico del singolo paziente. I dati raccolti rappresentano una fotografia preliminare di cittadini che spesso non si consideravano malati, ma che presentano fattori di rischio modificabili non percepiti o non adeguatamente trattati”.
Dall’analisi dei dati emerge infatti che il 15% dei partecipanti è costituito da fumatori attivi, il 15% presenta sovrappeso o obesità, il 10% ha un’ipertensione non adeguatamente ottimizzata, il 20% presenta colesterolo elevato e oltre il 30% svolge un’attività fisica insufficiente. Inoltre il 5% dei soggetti mostra un consumo moderatamente eccessivo di alcol, il 5% glicemie dubbie o sospette da rivalutare, il 15% riferisce una qualità del sonno non ottimale e nel 4% dei pazienti è emerso un sospetto di OSAS (Obstructive Sleep Apnoea Syndrome), sindrome caratterizzata da ripetute interruzioni della respirazione durante il sonno dovute all’ostruzione delle vie aeree superiori.
“Sono inoltre emerse situazioni cliniche di rilievo – sottolinea Pisano – come l’indicazione al posizionamento di loop recorder per sospetta fibrillazione atriale parossistica e un caso di angina a bassa soglia sottostimata, già preso in carico con programmazione di coronarografia nei giorni successivi. Questo conferma che la prevenzione, se organizzata in modo strutturato, può intercettare precocemente condizioni potenzialmente evolutive”.
Il Direttore della Cardiologia annuncia che l’iniziativa rappresenta solo il primo passaggio di un progetto più ampio destinato ad estendersi progressivamente al territorio della ASL 3. “Questo primo step – spiega Pisano – serve a dimostrare che il modello può funzionare nella pratica e che una prevenzione organizzata, con presa in carico immediata e rivalutazione a distanza, è in grado di intercettare rischio sommerso nella popolazione. Il 6 marzo, in una ulteriore giornata di screening, sono stati valutati altri 150 soggetti, con conferma di un dato molto rilevante: oltre il 20% dei partecipanti che si consideravano sani presentava in realtà uno o più fattori di rischio meritevoli di trattamento o approfondimento”.
“Perché questo approccio produca un impatto reale sulla salute della popolazione – prosegue il Direttore – è però necessario trasformarlo in un percorso strutturato, con slot programmati mensilmente, che consentano di arrivare ad almeno 500 soggetti screenati ogni mese nel territorio del Nuorese. Tutti i partecipanti verranno ricontattati entro due mesi dal primo contatto per verificare se il counseling ha inciso sulla modifica dello stile di vita e sulla riduzione dei fattori di rischio. A quel punto potremo valutare se questo modello è effettivamente in grado di ridurre il rischio cardiovascolare globale in soggetti che fino a quel momento erano inconsapevoli di essere a rischio”.
“I dati raccolti non resteranno isolati, ma verranno integrati in uno studio strutturato di prevenzione cardiovascolare su scala territoriale, accompagnato da indicatori chiari e misurabili per valutare nel tempo la riduzione del rischio stimato, l’ottimizzazione terapeutica, il miglioramento dei parametri metabolici e l’eventuale riduzione di accessi e ricoveri nel medio periodo”.
“In questo contesto la prevenzione deve diventare una vera strategia di sistema. In un territorio che invecchia rapidamente non è sostenibile affrontare la crescita delle patologie croniche aumentando esclusivamente posti letto e ricoveri. Serve un cambio di paradigma: intercettare il rischio prima che diventi malattia e accompagnare i cittadini in un percorso di consapevolezza”.
“Negli ultimi quattro anni la Cardiologia e l’intera area medica del San Francesco hanno conosciuto una fase di rilancio importante grazie all’impegno straordinario di tutti i professionisti coinvolti, che hanno creduto in progetti innovativi capaci di rendere l’area più attrattiva e funzionale. L’intensa domanda sanitaria deve essere affrontata in maniera olistica: anche la migliore cardiologia del mondo non può funzionare se non si governa la fase preclinica, cioè la prevenzione, e quella post-clinica, cioè la gestione della cronicità”.
“Il modello di screening rappresenta solo una parte di un progetto più ampio di innovazione organizzativa che punta anche al rilancio del territorio, al rafforzamento del presidio del San Camillo e allo sviluppo di una rete strutturata di televisite e teleconsulti. L’interesse dimostrato dalla popolazione e i primi risultati ottenuti indicano chiaramente la direzione da seguire. Perché queste iniziative possano diventare programmi stabili e continuativi sarà però necessario poter contare su un adeguato rafforzamento delle risorse professionali. Diversi giovani medici hanno già manifestato interesse a lavorare presso la Cardiologia della nostra ASL: la possibilità di integrarli nel sistema rappresenterebbe una leva fondamentale per consolidare e sviluppare questi percorsi di prevenzione su larga scala” – conclude Pisano.
Elisabetta Caredda


