
Giocatore sardo di sitting volley, Pier Giacomo Babboni classe 2000 di Siliqua è stato convocato per la prima volta a un raduno della nazionale al Centro Olimpico di Formia. Non sarà ai Mondiali di ottobre negli Stati Uniti, ma l’esperienza con l’Italia segna per lui un punto di svolta: dalla carriera nel basket alla nuova sfida nel parasport, tra inclusione, sacrificio e passione.
Come nasce il tuo percorso sportivo
Ho iniziato con il basket a undici anni, nonostante l’emiparesi. Grazie anche alla mia altezza (1,90) ho sempre mascherato queste difficoltà, arrivando fino alla rappresentativa regionale. Poi vari infortuni mi hanno fermato, e proprio lì ho incontrato il sitting volley.
Cosa ti ha spinto a scegliere il sitting volley?
Dopo 15 anni di basket avevo ancora voglia di competere. Il sitting è uno sport altamente competitivo e inclusivo: si gioca da seduti, senza poter alzare il bacino da terra. Le regole sono cucite ad hoc, non adattate, e livellano le differenze. È accessibile, richiede poca attrezzatura e si può giocare ovunque, anche al parco.
Che significato ha per te far parte del Volley Club Cagliari, l’unica squadra sarda?
Per me è un orgoglio enorme. Il Volley Club Cagliari rappresenta un punto di riferimento unico nell’isola: senza questa realtà non avrei mai potuto intraprendere questo percorso. Spero che la mia esperienza contribuisca a far crescere il movimento anche in Sardegna.
Quali emozioni hai provato al tuo primo raduno in nazionale a Formia?
È stata un’esperienza incredibile: quattro giorni intensi al Centro Olimpico, con allenamenti e uno staff tecnico, psicologico e atletico che mi ha fatto sentire un vero professionista. Ho vissuto discorsi su leadership e gestione della squadra che prima avevo solo studiato.
Che ruolo ha avuto la tua allenatrice Alessandra Tilocca?
La coach Tilocca ha visto in me un potenziale che io stesso non conoscevo. Mi ha preso sotto la sua ala e mi ha guidato passo dopo passo, credendo sempre in me. Senza di lei non avrei raggiunto la convocazione in nazionale.
Cosa significa per te il sitting volley e cosa vorresti trasmettere agli altri?
È uno sport emozionante e in continua crescita: non vedrai velocità spettacolari, ma impegno, sacrificio e passione. È aperto a tutti e il potenziale è enorme, considerando che la maggior parte delle persone con disabilità motorie oggi non pratica sport.
Cosa rappresenta per te la convocazione in vista dei Mondiali negli USA?
Essere chiamato al raduno pre-Mondiale è stato un sogno, voglio meritarmi ancora la fiducia per poter vivere di nuovo un’esperienza simile. Voglio augurare il meglio ai miei compagni che andranno al Mondiale. Si giocherà dal 10 al 20 ottobre a Fort Wayne, negli Stati Uniti e si potrà seguire in diretta streaming sul canale YouTube World Paravolley.
(Articolo di Alessio Ghiani)


