Quartu, al via l’officina delle lingue minoritarie

Riflessioni sulla letteratura in sardo oggi e domani in via Brigata Sassari
Quartu Sant’Elena

La globalizzazione ci aveva promesso un mondo più grande. Ci ha consegnato, spesso, un mondo più uguale: stessi consumi, stesse parole, stesso immaginario. In questo paesaggio una lingua minoritaria è un’anomalia preziosa, perché non è solo un codice ma un modo di guardare. Tiene insieme una comunità e, proprio perché sa chi è, può accogliere senza sciogliersi: identità e inclusione, qui, si sostengono a vicenda.
Una lingua però sopravvive se produce, non se si conserva. E i numeri sul sardo sono severi: appena il 4% dell’editoria regionale, tre o quattro libri di livello l’anno, per lo più saggi, traduzioni o edizioni bilingui. Autori affermati passati all’italiano, giovani che scarseggiano. Riconosciuto dalla legge, il sardo resta poco tutelato. Da qui la domanda dell’Officina delle lingue minoritarie: può esistere una letteratura “normale” in sardo, che viva di lettori e non solo di premi e convegni? Oggi alle 17, nella Sala dell’Affresco all’ex convento dei Cappuccini (via Brigata Sassari), il graphic novel di Massimiliano Pala su Amsicora e la biografia letteraria «Padre Cubeddu in sa terra de sa poesia» di Luca Maurizio Atzori e Graziano Fois; sabato alle 10 «Su Cantieri de sa limba sarda», guidato da Lucia Cossu. Una lingua muore quando smette di raccontare il presente. Il sardo, a quanto pare, ha ancora qualcosa da dire.

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