
La sfida elettorale in Serbia si concentra su due liste: quella legata ad Aleksandar Vučić e quella degli studenti. Secondo un sondaggio Ipsos riportato dall’emittente pubblica Rts, in vista del voto di domenica 25 ottobre, “Aleksandar Vučić – Serbia Unita” raccoglierebbe il 47,4% dei consensi, contro il 40% della “Lista degli Studenti – Gli Studenti Vincono!”. Tra le due formazioni ci sarebbero dunque 7,4 punti di distanza. Il dato che potrebbe pesare sulla composizione del prossimo Parlamento riguarda però le altre coalizioni. “Destra Autentica” e “Serbia Europea”, entrambe all’opposizione, secondo la rilevazione resterebbero sotto la soglia di sbarramento del 3%. A superarla di misura sarebbe invece “Ivica Dačić – Fattore Stabilità”, accreditata del 3,2% e guidata dal ministro dell’Interno, esponente del Partito socialista serbo e alleato di Vučić.
Il quadro resta esposto agli spostamenti di consenso a ridosso delle urne. Ipsos sottolinea che una parte degli elettori sceglie soltanto negli ultimi giorni della campagna elettorale. La limitata fedeltà ai singoli partiti potrebbe inoltre favorire passaggi di voti tra formazioni politicamente vicine: un elemento particolarmente rilevante per le liste che si trovano attorno allo sbarramento. L’affluenza stimata è del 64,7%, con un intervallo compreso tra il 62,9% e il 66,5%. Le schede nulle sarebbero circa il 2,5%.
Il sondaggio è stato commissionato dalla formazione “Aleksandar Vučić – Serbia Unita”, un elemento da considerare nella lettura dei risultati. La rilevazione sull’affluenza è stata condotta dal 20 al 22 ottobre 2026 su un campione casuale di 3.624 intervistati, indicato da Ipsos come rappresentativo della popolazione adulta della Serbia. Non sono inclusi la popolazione del Kosovo e i cittadini serbi residenti all’estero. I numeri ipotizzano quindi un vantaggio della lista di Vučić e un consenso consistente per gli studenti. Sarà il voto a stabilire se questa distanza verrà confermata e quali formazioni riusciranno a superare la soglia necessaria per entrare in Parlamento.


