Il passato ha un problema: non grida. Non protesta, non fa petizioni, non va in televisione a lamentarsi. Il passato resta sotto terra, stratificato, in attesa che qualcuno si accorga che sta scomparendo. E quando sparisce del tutto, non succede niente. Nessuna sirena d’allarme, nessun telegiornale d’emergenza. Solo una targa commemorativa, magari una passerella sopraelevata con una spiegazione in font istituzionale.
Antonello Murgia Pisano lo sa. E ha deciso di farlo gridare lui, il passato. Il suo cortometraggio, Sui tetti di chi dorme, è un pugno nello stomaco, un canto funebre e una dichiarazione d’amore, un viaggio dentro la necropoli punica più grande del Mediterraneo, un luogo che è storia viva, ma trattato come un’arena dismessa. Dopo aver girato l’Europa e New York, il film arriva al Festival Archeologico di Firenze, portando con sé le voci di chi non può più parlare. Dedicato a Giorgio Todde, scrittore e medico che ha passato una vita a difendere il patrimonio archeologico sardo, il corto racconta Tuvixeddu, la necropoli che ha visto tutto: Cartaginesi, Romani, bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, speculazioni edilizie, progetti di riqualificazione che sembrano più che altro operazioni di maquillage urbano.
Oggi il sito è un parco. Aiuole, passerelle, qualche cartello informativo. Un colpo di scopa sopra millenni di storia.

