Uta, arrivano i detenuti del 41 bis. Testa: “Prepotenza istituzionale”

Strade blindate e sirene spiegate per il trasferimento
Il carcere di Uta

È stato completato in più fasi il trasferimento nel carcere di Uta del primo gruppo di detenuti sottoposti al regime del 41-bis, provenienti da diversi istituti della Penisola. Hanno raggiunto la Sardegna a bordo di aerei della Guardia di Finanza partiti dallo scalo di Pomezia e atterrati nell’aeroporto militare di Decimomannu. Da qui sono stati accompagnati fino al penitenziario “Ettore Scalas” con autobus scortati da un imponente dispositivo di sicurezza. Nell’operazione sono stati impegnati Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia penitenziaria e Guardia di Finanza. Un elicottero ha seguito dall’alto le diverse fasi del trasferimento, mentre l’area attorno al carcere è stata sottoposta a una sorveglianza straordinaria. Le strade interessate dal passaggio dei mezzi sono state temporaneamente chiuse al traffico con i bus e i mezzi della Polizia Peniteniaria.

Le polemiche

L’arrivo dei detenuti rinfocola le polemiche sulla scelta di destinare il carcere di Uta all’accoglienza di un nuovo e consistente contingente di persone sottoposte al cosiddetto “carcere duro”. A contestare duramente la decisione è Irene Testa, garante regionale delle persone private della libertà personale. “L’arrivo dei primi detenuti sottoposti al 41-bis nel carcere di Uta è l’esito di una scelta che considero un vero atto di prepotenza istituzionale nei confronti della Sardegna”, dichiara Testa. La garante richiama le criticità che da tempo interessano il sistema penitenziario isolano: “Da tempo denunciamo una situazione gravissima: istituti sovraffollati, carenza di agenti di Polizia penitenziaria, personale allo stremo, insufficienza di medici e operatori sanitari. A tutto questo si aggiunge ora un reparto che, per la particolare complessità del 41-bis, richiede ancora più personale, risorse e organizzazione”. Secondo Testa, la decisione sarebbe stata assunta senza un adeguato coinvolgimento delle istituzioni e del territorio: “Non si può continuare a decidere sulla Sardegna senza la Sardegna, caricando ulteriormente un sistema penitenziario già in ginocchio. Il Ministero dovrebbe chiarire quali nuove risorse, quanti agenti, medici e operatori siano stati assegnati a Uta”

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