
All’alba di domani, nel cielo limpido della Barbagia costiera, sette aquile di Bonelli verranno liberate nel Parco Naturale Regionale di Tepilora. Non è solo una reintroduzione faunistica: è un ritorno simbolico, una riparazione silenziosa a un’assenza durata troppo a lungo.
L’aquila di Bonelli (Aquila fasciata), un rapace potente e schivo, era scomparsa dalla Sardegna da oltre trent’anni. A eliminarla non fu un’unica causa, ma una somma di gesti umani: habitat distrutti, linee elettriche non messe in sicurezza, caccia illegale. La sua assenza ha pesato più di quanto molti si siano accorti.
Ora, grazie al progetto LIFE ABILAS, co-finanziato dall’Unione Europea e promosso dalla Regione Autonoma della Sardegna, questi animali tornano a planare sull’isola. Il rilascio è il frutto di una collaborazione complessa e concreta tra enti pubblici, scienziati, associazioni locali e persino una società elettrica, e-distribuzione S.p.A., chiamata a correggere proprio quegli impianti che in passato furono trappole invisibili.
«La reintroduzione dell’aquila di Bonelli è un gesto che parla al futuro — e alla coscienza collettiva», spiega Rosanna Laconi, assessora regionale all’Ambiente. «Non si tratta solo di salvare una specie, ma di tornare a pensare il nostro rapporto con la natura come qualcosa di reciproco, fragile, necessario».


