
C’è un filo che attraversa il tempo, tiene insieme storie, mani, tradizioni e linguaggi. Un filo che passa dalla tessitura domestica all’arte contemporanea, dalla memoria collettiva alla sperimentazione. Ed è proprio attorno a questa idea che prende forma “Il filo della storia”, la nuova mostra allestita negli spazi di ISOLA al MAN di Nuoro nell’ambito del ciclo “Appartenenze”.
Il percorso espositivo, ideato da Rita Moro, accompagna il visitatore dentro un dialogo raffinato e sorprendentemente attuale tra opere lontane nel tempo ma unite dalla stessa tensione narrativa: il cucire e il tessere come gesto culturale, identitario e simbolico.
La mostra attraversa oltre un secolo di arte, mettendo in relazione il divisionismo di Mario Sironi, la poetica universale di Maria Lai, l’ironia visionaria di Enrico Baj e il design contemporaneo del catalano Martí Guixé. Un intreccio di linguaggi che riesce a raccontare la Sardegna senza chiuderla dentro l’immagine folkloristica della tradizione, ma restituendola invece come luogo vivo di ricerca e contaminazione culturale.
Il cuore emotivo dell’esposizione è inevitabilmente Maria Lai.
Nelle sue opere il filo supera il gesto tecnico e diventa relazione, racconto, appartenenza. “Essere è tessere”, ripeteva l’artista di Ulassai, trasformando ago e cucitura in strumenti capaci di unire persone, memorie e comunità. Accanto alla prima “Tela cucita” del 1975 compaiono libri cuciti, geografie immaginate e trame che sembrano mappe sentimentali più che superfici artistiche.
Il dialogo con il passato emerge invece nella delicatezza silenziosa de “La madre che cuce” di Mario Sironi, opera realizzata tra il 1905 e il 1906, dove il gesto del cucire diventa immagine quotidiana e universale, legata alla memoria domestica di intere generazioni.
La mostra continua poi ad allargare il proprio orizzonte attraverso le opere di Jorge Eielson, ispirate ai quipu della cultura Inca, dove il nodo diventa scrittura e archivio della memoria, fino al monumentale “Omaggio a Muybridge” di Enrico Baj, recentemente acquisito dal MAN. Un grande arazzo nato dall’incontro tra arte contemporanea e artigianato sardo, realizzato nel 1987 dalle sorelle Brai di Zeddiani per la storica mostra “Taccas, nuovi tappeti sardi” promossa dall’ISRE con la presentazione di Giovanni Lilliu.
A chiudere il percorso arrivano infine le sedute “MANica next seat” di Martí Guixé, che reinterpretano tessuti e motivi della tradizione isolana in chiave contemporanea. Un passaggio che racconta perfettamente il senso della mostra: la tradizione come materia viva, capace ancora oggi di generare visioni nuove.
Con “Appartenenze”, il MAN continua così il lavoro di valorizzazione della propria collezione permanente, riportando al pubblico opere custodite nei depositi del museo e costruendo percorsi che fanno dialogare passato e presente con eleganza e profondità.
In un tempo che corre veloce e consuma tutto, “Il filo della storia” sceglie invece la lentezza del gesto, la pazienza della trama e la forza delle connessioni invisibili. E finisce inevitabilmente per parlare anche di noi. (E.C.)


