
C’è una domanda semplice ma scomoda che attraversa molte famiglie sarde: quando abbiamo smesso di parlare la nostra lingua?
Non è successo all’improvviso. È stato un passaggio lento, quasi silenzioso. Una generazione che smette di insegnarla ai figli, un’altra che la capisce ma non la usa più. E così, poco alla volta, il sardo resta nei ricordi degli anziani, nelle campagne, nelle espressioni di casa. Sempre meno nelle conversazioni quotidiane.
Per questo iniziative come quella che sta per partire al Circolo Utalabì di Nuoro hanno un significato che va oltre un semplice corso di lingua.
Da marzo a maggio gli spazi del circolo ospiteranno “Cursu de Sardu”, un percorso dedicato al sardo nuorese parlato e scritto, aperto a chi vuole avvicinarsi alla lingua e a chi desidera recuperarla.
A guidare il corso sarà Paolo Francesco Berria, linguista e studioso della lingua sarda. Dal 1994 si occupa di ricerca linguistica e nel 2023 ha pubblicato il Vocabolario Sardo Nuorese–Italiano in due volumi, un lavoro che rappresenta oggi uno dei riferimenti più completi per chi vuole studiare e approfondire la lingua.
L’obiettivo non è soltanto imparare regole grammaticali o arricchire il vocabolario. È tornare a usare il sardo come lingua viva, come strumento quotidiano di relazione, racconto e identità.
Il corso sarà anche un momento di incontro tra generazioni. Non solo lezioni frontali, ma occasioni per parlare, ascoltare e condividere. Un percorso pensato sia per i principianti sia per chi il sardo lo conosce già e vuole riscoprirlo.
La giornata di apertura coinciderà con Sa Die in Sardu, un appuntamento pensato proprio per rompere il ghiaccio: un momento aperto anche a chi parla già la lingua e vuole dare una mano ai nuovi partecipanti. Un piccolo laboratorio spontaneo dove chi sa di più aiuta chi vuole imparare.
Un modo semplice ma efficace per riportare la lingua al centro della comunità.


