Il Sardinia Radio Telescope vede oltre i limiti della fisica: prima mondiale per l’Inaf
Il Sardinia Radio Telescope
Il segreto sta nella superficie attiva di Srt: centinaia di pannelli mobili, controllati da attuatori meccanici, che possono essere configurati con estrema precisione. I ricercatori li hanno riprogrammati per replicare la geometria delle cosiddette “pupille Toraldo”, filtri a zone concentriche teorizzati nel 1952 dal fisico italiano Giuliano Toraldo di Francia, il quale aveva ipotizzato che fosse possibile restringere un fascio di luce oltre i limiti classici della fisica.
Settant’anni dopo quella intuizione, l’Inaf l’ha tradotta in realtà operativa, modellando il fronte d’onda incidente per ottenere un fascio di ricezione più stretto e, dunque, una risoluzione angolare superiore nelle osservazioni astronomiche.
Il risultato non è soltanto una conquista scientifica: ha ricadute concrete sull’intero sistema di radiotelescopi dell’Inaf. Grazie ai fondi del Progetto Operativo Nazionale (PON) del Ministero dell’università e della ricerca, Srt è stato recentemente ammodernato con tecnologie avanzate di metrologia di precisione e supercalcolo. Questi stessi investimenti hanno potenziato anche le antenne da 32 metri di Medicina (Bologna) e di Noto (Siracusa).
L’implementazione della super-risoluzione permetterà, secondo Olmi, di “ringiovanire” questi strumenti, estendendone la vita operativa e il potenziale scientifico. Le applicazioni, inoltre, non si limitano all’astronomia: la tecnologia potrebbe trovare impiego nelle comunicazioni satellitari e in altri settori industriali.
“Il nostro progetto mira a colmare una lacuna critica nella ricerca tecnologica radioastronomica, garantendo all’Italia un ruolo di leadership nello sviluppo di strumenti all’avanguardia”, ha concluso il ricercatore.