Sardegna, l’isola negata: affitti brevi e fuga dei residenti

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C’è un momento, sempre più breve, in cui chi cerca casa in Sardegna si illude di poterne trovare una. Una finestra di possibilità che dura da ottobre a maggio, l’intervallo concesso tra il turismo di massa e l’industria degli affitti brevi. Poi le serrature cambiano, le key box spuntano come funghi sui portoni, e la casa che sembrava disponibile sparisce dietro un calendario di prenotazioni su Airbnb.

Il business della precarietà abitativa

La narrativa è sempre la stessa: la Sardegna vive di turismo, il turismo porta denaro, e dunque qualsiasi regolamentazione è vista come un ostacolo allo sviluppo economico. Ma lo sviluppo per chi? Certamente non per i residenti, non per chi ogni anno è costretto a cercare casa come un clandestino nel proprio territorio.
Il problema non è solo il costo degli affitti, ma la loro disponibilità. A Cagliari, Olbia, Alghero e nelle località costiere più piccole, trovare un contratto di locazione a lungo termine è un’impresa. La risposta standard di proprietari e agenzie è ormai un mantra: da ottobre a maggio. Poi, con l’arrivo dell’estate, gli affitti si impennano e i locatari vengono sfrattati per fare spazio ai turisti. Un esilio programmato, mascherato da esigenza di mercato.

Gentrificazione e desertificazione urbana

Il fenomeno non si limita al costo degli affitti. In molte città sarde, i quartieri stanno cambiando volto a una velocità preoccupante. La gentrificazione, che nel resto d’Italia è un processo graduale, qui ha il ritmo frenetico dell’alta stagione. Nei centri storici, botteghe e mercati locali lasciano spazio a locali di design, bistrò gourmet e negozi di souvenir di lusso. Gli anziani che un tempo si sedevano sui marciapiedi spariscono, sostituiti da schiere di valigie con le rotelle e turisti in cerca del miglior scorcio da postare su Instagram. Eppure, l’isola soffre di una contraddizione devastante: la popolazione invecchia, la natalità crolla, e i giovani emigrano in massa per mancanza di prospettive. Un territorio che si svuota dei suoi abitanti e si riempie di visitatori temporanei è destinato a diventare un parco a tema, un museo a cielo aperto gestito da chi non ci vive.

Sardegna: il rischio di un’isola senza abitanti

Regolamentare gli affitti brevi non è solo una questione economica. È una questione di giustizia sociale. Il mercato oggi premia la rendita e lascia indietro chi cerca semplicemente una casa. Senza un riequilibrio, la Sardegna diventerà sempre più un’isola da affittare, non da abitare. Le città si svuotano, i quartieri si spengono, i residenti cedono il passo ai turisti di passaggio. Gli affitti salgono, le case scompaiono, chi vive e lavora qui si trova ogni anno più ai margini. E mentre l’isola si trasforma, una domanda resta sospesa: chi avrà ancora il diritto di chiamare casa questo posto?
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