A VOLTE RITORNANO. Mauro Pili come Willy il Coyote: addio anche all’Unione Sarda

Mauro Pili

Mauro Pili, ex politico e battitore libero dell’informazione sarda, ha lasciato L’Unione Sarda dopo cinque anni di inchieste infuocate. Il suo ingresso, nel 2020, fu accolto con entusiasmo dall’editore Sergio Zuncheddu, come se si stesse arruolando un fuoriclasse dell’attivismo redazionale. Pili incarnava una figura anomala: politico riciclato in giornalista, più tribuno che cronista, più megafono che penna. Ma le sue inchieste hanno lasciato il segno: inquinamento, poligoni militari, speculazione energetica. Il culmine fu la campagna per la legge popolare “Pratobello 24”, con oltre 200.000 firme raccolte. Ostinato come Willy il Coyote, Pili inseguiva la verità con strumenti fragili e fiuto instabile, ma nessuno può dire che non corresse davvero. Anche se già allora, dietro lo slancio, si intravedeva l’abisso.

Come il Coyote dei cartoni, Pili è rimasto vittima delle sue stesse trappole. Il suo stile incendiario, la scarsa capacità di tessere relazioni interne, il protagonismo esasperato hanno scavato un solco profondo tra lui e la redazione. Ma a renderlo scomodo sono state le sue inchieste: troppo dirette, troppo “militanti”, troppo vicine a interessi sensibili. L’episodio di Siniscola, dove criticò pubblicamente un’iniziativa della Nuova Sardegna, è stato il colpo di grazia. Dopo mesi di aspettativa, le dimissioni sono arrivate nel silenzio generale. Nessuna presa di posizione da parte dell’Ordine dei Giornalisti o dell’Assostampa. Come se, una volta caduto nel canyon, il Coyote potesse essere semplicemente dimenticato. Ma quella polvere sollevata racconta più cose del previsto.

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