ASD Millesport: un modello di inclusione per atleti con e senza disabilità
Squadra di Millesport ai giochi invernali di Special Olympics nel 2024
Quali sono le difficoltà che si affrontano nella gestione di una società come la vostra?
Una è sicuramente la promozione. Dispiace perché noi siamo attivi da 15 anni e ancora tante famiglie che potrebbero aver bisogno di noi non ci conoscono. Quasi tutti gli atleti arrivano tramite passaparola, che è importante ma non può essere l’unica via, per questo stiamo provando a promuoverci attraverso i social network ma non è facile e ci vuole tempo prima di ottenere risultati concreti.
Tra le altre tematiche c’è quella dello scetticismo di alcuni genitori che, comprensibilmente, hanno paura di iscrivere i propri figli in un contesto nuovo e lontano da quello a cui i ragazzi sono abituati. I nostri allenamenti si svolgono in autonomia e questo spesso può creare apprensione nelle famiglie. In questi casi si fa un lavoro di avvicinamento e di consapevolezza per far capire loro l’importanza dello sport e l’indipendenza dei propri figli.
Quali sono i vostri piani per il futuro? Avete nuovi progetti o iniziative in programma?
Stiamo preparando un progetto da portare al Comune di Cagliari per prendere in gestione il nostro centro sportivo e sfruttarlo come spazio di inclusione completo. Il progetto prevede la creazione di un orto sociale, nuovi campi sportivi esterni e l’occupazione per i nostri atleti in diverse mansioni, dalla manutenzione alla pulizia. In questo modo vorremo utilizzare lo sport anche come veicolo di vita lavorativa.
Organizziamo tanti eventi di sensibilizzazione nelle scuole e tantissimi studenti si presentano poi come volontari. Inoltre, collaboriamo con diverse aziende tra cui Coccodi, Decathlon e Carrefour che ci danno la possibilità, anche all’interno dei loro punti vendita, di avviare iniziative volte ad abbattere le barriere sociali e pregiudizi.
Qual è al giorno d’oggi la percezione della società e cosa significa lo sport per gli atleti con disabilità intellettiva?
Sono stati fatti tanti passi avanti ma il cammino è ancora lungo. Troppo spesso le persone con disabilità intellettiva vengono sottovalutate o emarginate. Da questo punto di vista i giovani sono i più sensibili e i più attenti all’inclusione sociale.
Per i nostri atleti non è solo attività fisica, ma una possibilità nella vita di superare barriere, essere visti per le proprie capacità e non per le proprie debolezze. Ogni traguardo raggiunto è una vittoria contro lo stigma e il pregiudizio della società. Chiunque abbia visto il loro impegno e le loro qualità tecniche sa che non esistono limiti nello sport.