IGP per i prodotti artigianali: in Sardegna la legge c’è, le adesioni no

Il lavoro in oreficeria

Per la prima volta, l’Europa estende la tutela delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP) anche ai prodotti artigianali e industriali. Il Regolamento (UE) 2023/2411, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e che entrerà in vigore dall’1 dicembre 2025, apre la strada a un sistema di certificazione che proteggerà le creazioni non alimentari legate a specifici territori per qualità, reputazione o tradizione.
In Sardegna, il provvedimento tocca da vicino un settore fortemente identitario: tappeti, ceramiche, coltelli, gioielli, maschere e tessuti artistici potranno finalmente godere di una protezione analoga a quella riservata al pane carasau o al pecorino.

Ma l’adesione iniziale è ancora limitata. Solo due imprese sarde – lo Studio Pratha di Sarule e l’orafo Raffaele Pirisi di Fonni – hanno avviato l’iter di certificazione. “L’obiettivo è promuovere la qualità e difendere il Made in Sardegna dai falsi – ha spiegato Marco Franceschi, segretario di Confartigianato Oristano – ma serve un forte sforzo informativo per coinvolgere più imprese”.

Nuova IGP: tutela per l’artigianato locale

La registrazione di un prodotto artigianale come IGP prevede una procedura in due fasi. In primo luogo, i produttori – idealmente organizzati in associazioni – devono presentare domanda alle autorità nazionali competenti. Una volta approvata, la documentazione passa all’EUIPO (Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale) per l’approvazione definitiva.

Punto centrale del processo è il disciplinare di produzione, un documento tecnico che deve descrivere materiali, tecniche, caratteristiche estetiche e il legame con il territorio. Ogni prodotto certificato dovrà essere accompagnato da un’autodichiarazione del produttore che ne garantisca la conformità prima della messa in commercio.

Ma il valore dell’IGP non è solo giuridico o commerciale. “L’artigianato tradizionale è un patrimonio culturale, economico e identitario – ha ribadito Franceschi – e il marchio IGP rappresenta un primo passo per proteggerlo dalla globalizzazione e dalle imitazioni”.

Secondo i dati forniti da Confartigianato, circa il 50% dei prodotti “tipici” venduti come sardi non ha alcun legame con la regione. In cinque anni sono arrivati nell’Isola oltre 27 milioni di euro di merci contraffatte, in gran parte nel settore dell’oreficeria. “Il mondo cerca l’autenticità – ha concluso Frau – e i nostri artigiani hanno tutto per offrirla. Ma devono essere messi in condizione di farlo, con strumenti concreti e una rete che li sostenga”.
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