“La trappola dei ricordi”: inaugurata ieri la nuova mostra interattiva di Mariano Chelo

Il vernissage di ieri sera a Cagliari

“Un oggetto analogico, sorprendentemente longevo e affidabile” recita la locandina. Si tratta de “La trappola dei ricordi”, l’opera d’arte interattiva dell’artista Mariano Chelo, presentata oggi al MAP (Movimenti artistici performativi) in Via Garibaldi.

Come funziona la trappola

Della “trappola dei ricordi”, si nota subito la superficie liscia e lucente del vetro, dipinto dall’interno. E poi un dettaglio che le altre opere non hanno, dei bigliettini di carta arrotolati. Tra il vetro e il fondo dipinto, infatti, vi è uno spazio. Lo spazio dei ricordi.

La metafora è quella della mente umana, più ricordi mettiamo, più dimentichiamo il passato. Così, ognuno può scrivere, arrotolare e inserire il proprio ricordo dentro l’opera, attraverso un foro appena visibile ricavato al di sopra della cornice. “Nel momento in cui lo spettatore inserisce il biglietto, agisce sull’opera stessa modificandola”, commenta Chelo.

I bigliettini accatastati riempiono lo spazio dei ricordi e il fondo del quadro, che rappresenta il passato, viene alla fine completamente coperto e dimenticato.

La pittura e la carta sfidano la tecnologia

Alla fragilità del digitale, Mariano Chelo contrappone dunque, la solidità dell’analogico. Un cambio di paradigma a tutti gli effetti. In un mondo in cui la tecnologia sembra essere l’unica certezza per immagazzinare, tracciare e conservare i dati nel tempo, per l’artista è la carta a resistere: “gli scritti hanno più probabilità di durare nel tempo dei dati digitali. Si pensi ai manoscritti antichi o ai dipinti sui muri, chissà se tra 5000 anni esisteranno ancora le fotografie digitali. Ciò che è fisico, lo devi distruggere volontariamente, mentre oggi basta un blackout per perdere tutto”.

I vantaggi del materiale

Non si tratta della solita demonizzazione del digitale, di cui l’autore fa ricorso nella sue opere attraverso la tecnica della pittura computerizzata. “La tecnologia infatti, a servizio dell’artista può essere un vantaggio, uno strumento per raggiungere i propri obiettivi” commenta Chelo. Tuttavia, è nella fattualità ontologica della materia, che l’artista riesce a trasmettere ancora quella solidità e spiritualità che resiste nel tempo. Un esempio, il suo, di come è possibile aprirsi al flusso tecnologico con spirito critico, sviluppando quella componente personale e umana, che di certo il digitale non ha. (Manuela Zoncheddu)
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